Punti di Vista

La scuola e i futuri politici

È mia personale opinione che la futura classe politica sarà la peggiore di sempre.
Non è che già questa generazione di politici, o politicanti, dimostri di aver una solida base culturale né storica né geografica, e nemmeno alle spalle una intensa gavetta politica.

Ma quando gli adolescenti di oggi, che ormai rischiano di essere ricordati nel futuro come appartenenti alla “generazione Covid”, avranno a loro volta l’età per gestire la propria esistenza, quale «imprinting» si porteranno dietro a caratterizzare le scelte di vita, propria e di chi dipenderà delle loro decisioni?

A causa delle presenti misure contro l’epidemia Covid con questo apri-chiudi delle scuole, pare che già 1 su 10 degli studenti ha abbandonato gli studi e, a sentire i genitori, gran parte degli altri sta perdendo interesse per lo studio, a causa della didattica a distanza, che isola il ragazzo e preclude ogni tipo di “socializzazione”.

Una scuola che è stata lungamente a DAD, didattica a distanza, soprattutto senza la possibilità di interazione diretta tra allievo ed educatore, senza confronto interpersonale, una scuola dove viene impartito il rispetto delle regole, quelle emesse da documenti governativi, e l’esempio lo impone il medesimo docente in cattedra, tenendo sulla faccia una maschera, ma dove il richiamo non è più “Siedi composto!”, bensì “Copriti la bocca!”, una scuola che è stata “impositiva” ed ossequiente a norme anche per loro incomprensibili, lascerà ai futuri adulti un senso di frustrazione e di impotenza che difficilmente sarà superabile per un bel po’ di tempo.

Quello che certamente resterà impresso nella loro psiche a lungo termine, sarà che l’autorità genitoriale è soppiantata dallo Stato, il Governo è il loro genitore, quindi, se poi questi giovani si butteranno in politica, oltre a portarsi dietro carenze educative di cui nemmeno se ne renderanno conto, saranno convinti di avere un potere contro cui non esisteranno né princìpi né valori ma solo la voce grossa, la prepotenza.

Vengono i brividi pensare di quale pasta sarà fatta la prossima generazione di manager aziendali e amministratori della “res publica”, locali o nazionali, in poche parole delle future «élite», che saranno usciti da una scuola/non scuola con parte degli anni vissuti nel 2020-2021.

Maura Sacher


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