la Repubblica dei Cuochi

la Repubblica dei Cuochi

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Da Pietro o’ pazzo, in arte Pietro Parisi, al piccolo, intenso libro di Guia Soncini “La Repubblica dei Cuochi”, sembra proprio che ci sia qualcuno che ha deciso di fare un passo indietro o almeno di mettere un punto all’arte culinaria globalizzante e agli estremismi.

Parisi appena trentenne ma già cuoco in carriera nientemeno che alla corte dell’osannato Alain Ducesse, ha fatto un passo indietro ed ha deciso di tornare a casa, a Palma Campania. Qui ha aperto “Era ora” un locale dove può mangiare chi ha da spendere e chi non ne ha, con un menù non menù cioè i clienti si trovano tra le mani un inventario dei prodotti con l’indicazione di chi li ha forniti.5fd318fcover25860

La Soncini, invece, giornalista per La Repubblica, penna graffiante e poco incline alla bugia tanto da attirarsi le inimicizie di molti vip, ha scritto sacrosante verità sul nostro modo di interpretare oggi il cibo: non si va più a cena ma si fa “un’esperienza”, non si mette nel piatto il cibo ma si “impiatta” anche in casa, non esistono più i cuochi di una volta ma chef.  La sua divertente e veritiera disamina mostra un popolo di “modaioli” che vede nel cibo, anzi nel food, un  modo di essere, di appartenere ad un gruppo di eletti come i “paninari monclerati” degli anni ’80.

I social sono libri di cucina con tanto di foto e tutti postiamo in attesa di qualche like in più. Il bello è che, questo mi permetto di dirlo io, la maggior parte di queste persone non conosce niente della chimica degli alimenti,  di come si distribuiscono i sapori nel nostro palato e non conoscono le vere radici e le tradizioni di un certo piatto: al massimo sanno che lo cucinava la nonna.

La Soncini va oltre e abbraccia l’Expo e Eataly parlando dei percorsi mentali di Petrini che niente hanno a  che vedere con la vera cucina di una volta a cui i suoi “discepoli” aspirano. È buffo vedere come da Eataly le persone escano orgogliose con il loro bel sacchetto marchiato con dentro barattoli che a pochi metri, in qualche supermercato, avrebbero pagato quasi la metà.

Ma se tutto questo movimento  intorno al cibo poteva esser giustificato per chi non sa proprio assembleare certi sapori (o almeno così la pensiamo noi) come gli stranieri, intesi tutto il resto del mondo esclusi gli italiani, rimane il dubbio del perché la febbre del “food” abbiamo colpito anche noi.

A noi serve davvero osannare un cuoco, pardon uno chef, che distrugge una crostata, per poi presentarla come una ricetta artistica, “crostata rotta”? Certo ce la spiega bene, come un novello Cicerone ci incanta ma chissà se avrebbe incantato anche mia nonna Bice che tra i tanti mestieri fa fatto anche la cuoca.

Roberta Capanni

About The Author

Sonia Biasin

Wine Writer, Diplomata sommelier con didattica Ais e 2 livello WSET. Una grande passione per il territorio, il vino e le sue tradizioni.

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