La nostra risposta alle obiezioni dei lettori

La nostra risposta alle obiezioni dei lettori

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Alla luce delle numerose polemiche sollevate dal mio ultimo reportage che metteva in luce un punto di vista alternativo sulla dieta vegana e vegetariana, mi sembra doveroso, nei confronti dei nostri lettori, presentare il mio punto di vista.

Dopo l’uscita del reportage “Il vegetarianesimo: un’attitudine alimentare da mettere in discussione” sono stato additato da molti, sui social e sulla nostra piattaforma, con gli aggettivi più che coloriti, qualcuno si è permesso, addirittura, di mettere in dubbio i risultati accademici ottenuti da me finora.

Ora, l’invito che faccio, a chi volesse, è quello di rileggere attentamente il mio scritto.
Non esiste una riga in cui io sostenga che la dieta veggie faccia male alla salute, eppure sono molti coloro che mi accusano di averlo fatto.

Ho semplicemente esposto una tesi avanzata da un ricercatore australiano al fine di offrire una visione più ampia e, se vogliamo, innovativa e volutamente provocatoria dell’argomento.

Prendendo come esempio il commento del lettore Gaspare:”In questo articolo le argomentazioni CONTRO il vegetarianesimo sono debolissime”.  L’obiettivo di questo report non è andare contro coloro che scelgono uno stile alimentare diverso. 
Al massimo sono CONTRO coloro che trasmutano in moda di massa, uno stile alimentare con tutti gli strascichi negativi che questo comporta.

Questo, forse, è l’unico estremismo che mi sono concesso: nel generalizzare, o meglio, individuare una nutrita schiera di professanti vegetariani che però proprio con le loro scelte alimentari arrecano comunque un danno non indifferente all’ecosistema del pianeta.

Qualora avessi urtato indirettamente qualcuno con questo atteggiamento me ne scuso, ma non ho intenzione di ritrattare la tesi esposta.

Tanto più considerato che questa è espressa quasi tutta al CONDIZIONALE, a dimostrazione del fatto che una tesi scientifica può essere sempre confutabile a patto, però, che vengano presentate argomentazioni veramente valide.

Nella maggior parte dei casi, invece, si è dato luogo non a una dialettica pura fatta di argomentazioni, dati e punti di vista, ma si è ben pensato di etichettare superficialmente tutto il mio lavoro. E a me le etichette piacciono solo sui vini e alimenti.

Abbiamo tolto, giustamente, i paraocchi dai cavalli, non vedo perché ora dobbiamo indossarli noi nel leggere un’opinione diversa dalla nostra.

Giacomo Camedda

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