Stile e Società

La Festa di San Martino a Venezia

Tradizionalmente, i giorni attorno all’11 di novembre segnano l’inizio del ciclo invernale, e, come in uso in diverse parti d’Italia, si fa festa con i prodotti di stagione. Ne dà memoria anche la celebre poesia di Giosuè Carducci intitolata appunto “San Martino”. È il tempo in cui vengono aperte le botti per il primo assaggio del vino novello, da qui il motto «A San Martino ogni mosto diventa vino», di solito viene abbinato alle prime castagne.

La festa di San Martino è una delle più originali tradizioni veneziane. L’elemento tipico di questa festa d’inizio di stagione è dato dalle questue: alla periferia di Venezia e Chioggia, per esempio, le popolane povere si presentavano ai negozi o sotto i balconi, porgendo il grembiule vuoto e cantando: «In sta casa ghe xe de tuto del salame e del parsuto del formagio piasentin viva viva San Martin!».

Nella città lagunare, l’11 novembre i bambini, sbattendo pentole e coperchi giravano per i campi e le calli domandando qualche spicciolo ai negozianti o ai passanti e cantando una filastrocca in dialetto, di cui ci sono alcune versioni. Una strofa era questa: «San Martin m’ha mandà qua/ che ghe fassa la carità./ Anca lu col ghe n’aveva,/ carità el ghe ne fasseva/ Viva viva san Martin/ Viva el nostro re del vin!».
Da più un decennio le Municipalità hanno preso a rievocare la tradizione, stimolando anche le scuole a tenerla viva.

Con i soldini guadagnati in questa maniera viene comperato il tradizionale Dolce di San Martino, un dolce di pasta frolla a forma del santo a cavallo con spada e mantello, e guarnito con cioccolato, glassa e praline varie, sfornato a tonnellate e in varie fogge da tutte le pasticcerie. Oramai il dolce si è fatto sempre più grande, elaborato e costoso, va da un minimo di 5 € a un massimo di 50 €.

La festa di S. Martino, è una specie di carnevale in anticipo, o meglio costituisce quello che in altre parti rappresentano San Nicolò o Santa Lucia, portatori di doni ai bambini. Le Municipalità organizzano manifestazioni, come la Sagra di San Martin in campo San Giacomo dell’Orio, spettacoli vari coinvolgenti i bambini con pentole, coperchi, barattoli e ogni tipo di strumento a percussione come al Parco di Villa Groggia a Cannaregio, al Parco delle Catene a Marghera, al Parco Albanese a Mestre.

Non si può non fare un cenno alla leggenda: Martino nasce in Pannonia nel 316, figlio di un ufficiale romano segue le orme paterne. Era un giovane estremamente gentile e compassionevole anche verso l’ultimo dei suoi soldati. Accadde che, mentre cavalcava in una giornata di tempesta, incontrò un povero vecchio infreddolito, preso da pietà tagliò con la spada il propria mantello, dandone una parte al vecchio. Poco dopo uscì il sole e la temperatura si riscaldò: ecco l’Estate di San Martino, l’appellativo che viene dato alle tiepide giornate di Novembre. Durante la notte, sognò Gesù che lo ringraziava mostrandogli la metà del mantello, quasi per fargli capire che il mendicante incontrato era proprio lui in persona. Martino, ottenuto dall’Imperatore l’esonero dal servizio militare, si recò a Poiters dove fu battezzato e ordinato sacerdote, successivamente diventò vescovo di Tours. Morì l’11 novembre 397.

Maura Sacher
m.sacher@egnews.it


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