L’ ottimo vino dei Colli Bolognesi rischia di restare nelle cantine

L’ ottimo vino dei Colli Bolognesi rischia di restare nelle cantine

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La pioggia degli ultimi giorni e le riaperture dei locali e dei ristoranti hanno forse portato una piccola boccata d’ossigeno per le cantine dei Colli della provincia di Bologna.

Oltre tre mesi di blocco delle vendite nel settore della ristorazione e la chiusura degli agriturismi nelle aziende che ne hanno uno hanno determinato una grave crisi per i produttori del territorio e le loro attività.

Un parziale sollievo è derivato dalle consegne a domicilio anche fuori provincia e dal commercio telematico.

Moltissime cantine non erano organizzate per questa tipologia di vendita che ha registrato nel periodo una impennata notevole.

Si sono registrati aumenti generali di oltre il 12 % e per alcune aziende per le quali rappresentava meno dell’1 % del volume di affari l’incremento è stato del 100%.

I viticoltori che non davano troppo peso a questa modalità di vendita si sono dovuti ricredere e riorganizzare o aggiornare i propri siti aziendali.

Tantissime cantine si stanno adeguando ad un futuro commerciale già reale. Le cantine dei Colli sono piene di vino imbottigliato in febbraio e marzo che era pronto per essere consegnato.

Il considerevole aumento delle vendite di vino nel canale della GDO per le aziende presenti con una etichetta dedicata ha attenuato l’impatto del blocco causato dal virus.

Questa tendenza si sta confermando, ma non è sicuramente sufficiente. Le bottiglie invendute pesano sui bilanci e sul futuro prossimo delle aziende.

Oltretutto rappresentano uno spazio occupato nei locali delle cantine ed anche questo è un problema per lo svolgimento delle attività aziendali.

La maggior parte delle bottiglie contiene Pignoletto Spumante e Frizzante e queste tipologie del Vino simbolo di Bologna non si presta affatto per l’invecchiamento.

E uno scarso se non addirittura nullo aiuto può venire dalla distillazione di crisi, cioè la trasformazione del vino invenduto in alcol, e dalla cosiddetta vendemmia verde.

Risarcire con 22,50 euro ogni 100 litri di vino portati in distilleria non ha lo stesso significato per le DOC e DOCG e per le grandi cantine.

Oltretutto manca ancora il decreto attuativo del governo per i 150 milioni di litri di vini comuni. In  Francia l’ esecutivo ha già dato il via libera per 200 milioni di litri non solo di vino comune ma anche a denominazione d’origine.

Diventeranno gel disinfettanti, alcol per sanificare e bioetanolo quanto prima. Abbassare la produttività dei vigneti raccogliendo precocemente le uve è una soluzione inutile per i produttori della provincia di Bologna.

Si deve puntare alla qualità e alla sburocratizzazione abolendo i registri telematici e i costi relativi per quelle cantine che producono meno di 1000 ettolitri. La qualità è appunto un altro fattore anti crisi determinante.

Deve essere connessa con il calo della resa per la produzione di vini da tavola, i vin de pays in Francia. Il limite attuale di produzione per ettaro è di 900 quintali e il governo ha proposto di portarlo a 300. 

La regione Emilia Romagna si oppone e vuole scendere non oltre i 400 quintali di resa.

Il problema è avere un vino migliore impiegando meno risorse e denari. Deve riprendere la vendita di vino sfuso presso quelle cantine che la hanno sempre praticata, c’è stata negli ultimi anni una ripresa considerevole di questa abitudine che sembrava scomparsa. 

Umberto Faedi 

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