Il Teroldego “Sangue di Drago” simbolo della piana Rotaliana

Il Teroldego “Sangue di Drago” simbolo della piana Rotaliana

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Ieri il decano dei giornalisti enogastronomici Giuseppe Casagrande ha consegnato la clessidra Platinum del concorso “Il vino per tutti” a Elisabetta e Marco Donati della storica azienda Donati di Mezzocorona. L’azienda trentina è stata premiata per il mitico Teroldego “Sangue di Drago” annata 2016.

Vitigno autoctono, dal colore rosso rubino intenso, il “Sangue di Drago” è diventato con il passare degli anni non solo il simbolo della Piana Rotaliana, ma di tutta l’enologia trentina. Il merito di averlo lanciato sul mercato è di una delle più antiche cantine del Trentino, l’Azienda agricola Donati di Mezzocorona. 

 

“Nel 1863 il mio quadrisavolo Luigi – racconta la reginetta del Teroldego, Elisabetta Donati, giovane e affascinante Donna del Vino – iniziò una storia che prosegue ancora oggi con me che rappresento la sesta generazione, con mio padre Marco e mia madre Emanuela.
Insieme perseguiamo l’obiettivo di produrre dei vini che sappiano interpretare il territorio ed emozionare sorso dopo sorso.
Attraverso la memoria storica di mio padre ho appreso una tradizione centenaria che cerco ogni giorno di coniugare con le tecnologie moderne di vinificazione.
Tale maestria trova la sintesi enologica nel nostro vino simbolo, il Teroldego “Sangue di Drago”, vino che negli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.”

Continua.
“La Clessidra di Platino ricevuta a Villa Farsetti ci riempie di orgoglio a conferma dell’eccellenza di questo nostro Teroldego premiato anche dalla Guida 2020 Best Gourmet come miglior vino rosso di Alpe Adria.” 

La Piana Rotaliana è famosa in Italia e nel mondo per Sua Maestà il Teroldego, il principe dei vini trentini.
Su questa ampia distesa di vigneti che affascinò Goethe nel suo viaggio in Italia e che il geografo irredentista Cesare Battisti definì “il giardino vitato più bello d’Europa”.
Si erge a picco il Monte di Mezzocorona e sospesi sulle sue rupi si scorgono ancora i resti di un antico maniero, Castel San Gottardo. Qui, nelle grotte dell’eremo, secondo una leggenda popolare, viveva un Drago che arrampicandosi sulla montagna terrorizzava la popolazione.

Stanco dei soprusi, un giorno di buon mattino un giovane cavaliere, il Conte Firmian, famiglia storica di Mezzocorona, armato di lancia e spada affrontò il Basilisco e pose davanti alla grotta una ciotola di latte e uno specchio.

Il Drago, sentito il profumo del latte di cui era ghiotto, uscì allo scoperto e vedendosi allo specchio provò stupore e un briciolo di vanità. Il cavaliere ne approfittò per trafiggerlo mortalmente.

Tutta la popolazione festante portò in trionfo il prode cavaliere assieme al Drago ancora sanguinante. Alcune gocce del suo sangue caddero sul terreno da cui germogliarono i primi ceppi di Teroldego.

Si spiega così l’origine leggendaria di questo vitigno autoctono, dal colore rosso rubino intenso che le popolazioni locali chiamano “Sangue di Drago”.

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Redazione

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