Il gusto digitale del vino, ovvero il successo dell’acquisto diretto

Il gusto digitale del vino, ovvero il successo dell’acquisto diretto

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È resa nota la sesta edizione de “Il gusto digital del vino italiano”, la ricerca di Omnicom PR Group Italia, società di consulenza strategica in comunicazione, sulla presenza online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato secondo Mediobanca 2019, rilevandone l’evoluzione digitale negli anni.

L’analisi, molto dettagliata, è corredata da tabelle esplicative, che analizzano gli strumenti adottati per dare visibilità all’azienda, partendo dai social utilizzati ed alla loro crescita.

Negli ultimi anni il sistema globale della comunicazione è cambiato, ed ha fortemente influenzato le attività umane, incluse le relazioni tra individui. Non è strano, perciò, che le dinamiche applicazioni offerte da Internet (es. face book, twitter, instagram, you tube) siano considerate sempre più utili alla divulgazione delle attività d’impresa verso il vasto pubblico, e non solo nel comparto del vino.

Non entriamo nel dettaglio del lavoro dell’Omnicom (lo si può leggere altrove), ci interessano due aspetti dell’evoluzione e/o conversione digitale delle aziende e cantine vinicole, che ci inducono ad alcune riflessioni, pur plaudendo e condividendo gli sforzi, economici e di tempo, per dedicare spazio e attenzione al peso strategico della divulgazione del valore aziendale.

Il primo aspetto è l’impressione di una vera e propria caccia alle opportunità per estendere il dialogo con i consumatori. Tuttavia, adottando tutti insieme gli strumenti ‘digital’, questi non sempre riescono ad essere aggiornati. Ossia, alcuni sormontano in preferenza altri e il distacco cronologico delle info può stancare l’utente navigatore, tanto da fargli presto abbandonare la strada iniziata, magari per tornare sulla via più tradizionale come il sito web o facebook. Inoltre, anche secondo un nostro piccolo sondaggio, l’utilizzo di alcuni tipi di comunicazione non hanno prodotto un significativo aumento nelle vendite.

È piuttosto la vendita diretta che porta fatturato. Vendita diretta significa rapporto personale con l’utente, sia attraverso visite in cantina sia per ordinazione on line. Perché il compratore vuole essere coccolato, vede sé stesso come protagonista nel rapporto con il produttore/venditore, vuole essere informato sulle differenze di qualità tra i vini in bottiglia, e si orienta verso le personali preferenze o le esigenze dei suoi eventuali ospiti.

Il secondo aspetto è connesso all’acquisto diretto, senza intermediari.
Lo conferma proprio Massimo Moriconi, General Manager e A.D. di Omnicom PR Group Italia, quando, presentando la ricerca e riferendosi alla crescita di aziende che hanno una piattaforma di e-commerce proprietaria (in 12 mesi raddoppiate, oggi 6 su 25), ritiene “interessante” questo fatto «perché è il segnale della volontà di non lasciare a terze parti la relazione col cliente nell’ultimo miglio della transazione e nel post-vendita».

Ebbene, qui ci siamo: sotto l’elegante dicitura di “gusto digitale del vino” rientra prosaicamente la vendita per telefono, per e-mail, per Messenger, dopo una cortese illustrazione delle specificità del prodotto e dell’offerta del momento, per la “clientela affezionata”. Le desiderata arrivano per posta, con il corriere a domicilio, adeguatamente fatturate, spesso scontate delle spese di spedizione.
Niente a che fare con i prezzi delle bottiglie in vendita nei supermercati e nelle enoteche.

Non c’è dubbio nell’odierna società “digitale”, dove anche per scegliere un pasto o su come trascorrere la serata ci si affida alle app del proprio smartphone, farsi mandare a casa i vini preferiti è un gioco da ragazzi! O si fa concorrenza sleale a qualcuno?

Maura Sacher

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