Tribuna

Il Galateo in tavola: non si parla di politica quando si mangia

Mai, forse, come in questi tempi parlare di politica tra amici e familiari espone al rischio di incrinare i rapporti quando si viene a scoprire che altri non la pensano come noi, e il peggio guaio, la catastrofe, si realizza nel caso l’argomento piombi tra i presenti lietamente riuniti attorno ad una tavola imbandita.

Tale situazione può mettere a repentaglio persino la qualità delle cibarie portate in tavola, rendere amaro il calice dei più squisiti vini, offuscare lo spirito dell’accoglienza, rovinare il palato ed ogni gusto dello stare assieme.

Tra le principali regole della conversazione davanti al cibo a tavola, infatti, vige il principio che si devono bandire argomenti scabrosi o fastidiosi alla maggior parte dei commensali, come ad esempio sulla salute, malattie, soldi, carriera. Argomenti da evitare specie in presenza di signore sono anche il calcio, problemi di famiglia con consorte o figli e tutte le allusioni sessuali.

Sono anche altri i consigli sugli argomenti di conversazione inopportuni a tavola: non si scivoli nelle malignità, non si rivelino i segreti di amici, non si danneggi la reputazione di altre persone, non si cada sul pesante o sul pettegolezzo e non si bisbiglino notizie per interposta fonte, senza essere certi siano vere.

A tavola, soprattutto non si devono far nascere litigi e scontri ideologici tra i commensali. Le opinioni diverse devono essere ascoltate con rispetto. L’organizzatore del raduno conviviale ha la responsabilità dell’evento ed il compito di mettere a proprio agio tutti i suoi commensali. E, pertanto, deve evitare che la tavolata si trasformi in una piazza elettorale.

La buona educazione richiede che durante il pasto si gusti il cibo e il  vino, è una regola assoluta, consigliata fin dalla medicina antica, onde preservare la digestione. La raccomandazione vale sia per i raduni familiari o tra amici, sia per le riunioni di comitati o combriccole di ogni natura, che colgono il pretesto di convocarsi attorno alla tavola per confabulare di questioni diciamo “delicate”. E pure in caso di vertici tra personaggi di alto livello.

Insomma, a tavola si mangia, si beve e basta, al massimo si canta.
La conversazione deve essere leggera, affabile, pacata, interessare ed intrattenere più commensali. Il tono magari anche spiritoso, ma mai polemico. I temi delicati, soprattutto quelli di natura politica, vanno rimandati al dopo cena. Finita l’ultima portata, i balli possono cominciare.
E pure le trame, gli accordi, gli intrighi.

Una raccomandazione a chi si interessa o si occupa di politica, abbiate rispetto delle belle maniere, della buona educazione, del “bon ton”, del galateo della tavola, non trasformate mai un pasto in occasione di comizio, il momento più giusto è dopo, con chi resta della compagnia.

Maura Sacher


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