Il coronavirus mette ko sagre e feste

Il coronavirus mette ko sagre e feste

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Il ciclone chiamato Coronavirus ha messo al tappeto anche le feste e sagre, che ogni anno specialmente a partire dalla stagione primaverile e fino all’autunno inoltrato tengono banco in tutta la Penisola.

Si tratta di migliaia di manifestazioni che oltre a far vivere le comunità dove si svolgono contribuiscono a mantenere in vita le attività sportive, associazionistici o parrocchiali nei vari territori.

Solo in provincia di Ferrara se ne svolgono circa duecento.

Situazione compromessa almeno fino a luglio poi, a seconda dell’andamento del virus si vedrà se da questo tsunami si salverà qualche manifestazione. Con il distanziamento sociale in vigore, certamente fino all’autunno, in tanti dovranno alzare bandiera bianca.

Oltre al non trascurabile fatto che a varie realtà verranno meno importanti forme di finanziamento, per le loro meritorie attività vi è un fatto economico rilevante da non trascurare.

Tutte queste feste si servono infatti di fornitori locali, dal pane al vino, dalla carne al pesce, per finire ai dessert, a caffè e liquori vari.

Per queste aziende si tratta di una quota del proprio fatturato non certamente trascurabile che viene meno.

Un esempio che rende bene l’idea.

Nelle circa ottanta sagre organizzate dai comitati sagre aderenti all’associazione sagre e dintorni che comprende un’ottantina di sagre iscritte nelle province di Ferrara, Bologna, Modena, Rovigo e Mantova ogni anno vengono serviti oltre trecentomila pasti.

Quest’anno la gran parte di manifestazioni non si svolgerà e il danno sarà certamente rilevante non solo per i vari comitati che contano molto su rassegne di questo tipo per portare linfa vitale (vedi euro) in cassa, al fine di avere i denari necessari per realizzare le varie attività, ma anche migliaia di euro in meno per i vari fornitori.

Soprattutto nei piccoli paesi questi eventi costituiscono uno dei pochi momenti di aggregazione e queste comunità certamente saranno più povere.

“Anche se il governo dovesse dare il via libera a luglio – afferma Loris Cattabriga presidente dell’associazione sagre e dintorni – tante sagre non saranno in grado di ottemperare ai requisiti richiesti e poi siamo scuri che la gente avrà voglia subito di andare ad una sagra o invece non avrà ancora paura di contagiarsi?”

Un quesito legittimo.

Ci voleva solo un maledetto virus per fermare queste manifestazioni che vedono impegnati migliaia di volontari.

Il colpo è stato duro ma le sagre e le feste di paese saranno in grado di rialzarsi e ripartire con rinnovato slancio perchè la comunità vive pensando e lavorando per la propria festa.

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