Curiosità

Il Cile invaso dai falsi a stelle e strisce

Il Cile è una nazione assai distante dall’Italia e purtroppo subisce ancora l’influenza negativa degli Usa a molti livelli.

Il consortium of common food names, lo scrivo minuscolo perché altro non merita, è un gruppo che ha sede ad Arlington in Virginia.

Il nome mescola il nobile latino con parole inglesi che fanno pensare a qualcosa di culturale.

Ma non lo è. I

l consorzio di nomi comuni di cibo (in italiano) in realtà è una lobby della industria casearia americana.

Già si potrebbe disquisire sulla tradizione casearia degli Usa, ma tralasciando ciò si scopre cosa questo gruppo faccia in realtà.

Sono andato in internet per vedere cosa combinano questi yankees.

Ho letto nel loro sito che si prefiggono di avere il diritto di usare nomi e denominazioni protette di prodotti alimentari e vini come le IGP, le IGT, le DOC, DOCG, AOC riconosciute dalla UE.

Il consortium aveva chiesto al ridicolo ex presidente americano di imporre tasse per consentire le importazioni di prodotti europei.

La squallida operazione era riuscita ma la sconfitta alle elezioni del 2020 del goffo ex presidente ha rovinato il piano.

La subdola manovra aveva come secondo e non meno importante obiettivo quello di costringere la UE ad aprire le frontiere ai tarocchi made in Usa.

Nel loro sito si trovano decine di nomi e appellativi di nobili prodotti e una ventina di vini che vorrebbero produrre e commercializzare a loro piacimento e ciò potrebbe trarre in inganno i consumatori.

Fallito il tentativo verso l’Europa hanno chiesto in Cile la registrazione di tre marchi: Asiago, Bologna e Parmesan.

La domanda è comparsa sulla Gazzetta Ufficiale del Cile che fra l’altro è la nazione sudamericana che ha introdotto una pratica molto disdicevole.

Un bollino nero in etichetta sconsiglia l’acquisto di prodotti alimentari italiani.

Formaggi, pasta e salumi sono bollati come non graditi per il consumo.

Non potendone impedire l’importazione il governo ha attuato questa squallida rappresaglia.

Sono in corso trattative per la revisione dell’accordo tra UE e Cile ma contemporaneamente serve una fortissima azione di contrasto.

Ogni anno la bilancia commerciale italiana subisce un danno di oltre 100 miliardi di euro a causa dei tarocchi.

Potrebbero crearsi oltre 300000 posti di lavoro se i contraffattori fossero annientati.

I principali taroccatori sono gli Usa nei quali states oltre il 90 % dei formaggi italiani venduti sono falsi, l’Australia e molte nazioni del Sudamerica.

La pretesa truffaldina di chiamare con lo stesso nome tarocchi e prodotti alimentari genuini e salubri è veramente dusgustosa e inaccettabile.

Svegliati UE e si sveglino anche a Roma al ministero delle politiche agricole e alimentari.

Umberto Faedi 


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