Punti di Vista

Il caso Bottega, ennesimo esempio di insana giustizia

Bottega, la nota cantina e distilleria trevigiana, con quattro secoli di storia nel mondo del vino e della grappa, è incappata nei lacci di quella che si può definire mala giustizia e lamenta di non aver potuto ottenere soddisfazione piena nel caso che ha avuto come controparte l’azienda cuneese dei Fratelli Santero.

Sul comportamento della magistratura, o meglio dire sulla macchina giudiziaria, che è pur fatta di persone, dall’ultimo usciere al più alto Giudice, passando per gli impiegati e collaboratori di vari livelli, più o meno tutti avremmo cose da raccontare, e non solo per attribuire colpe alla lentezza e inefficienza della burocrazia.

Il nodo qua non è la questione della riforma del codice penale, “vexata quaestio” su cui, a suo tempo, i partiti si sono accapigliati, ma il tema della “prescrizione” (commi d), e) Legge 2019/3, cosiddetta “Legge spazzacorrotti”) e del lasso di tempo molto spesso troppo lungo per ottenere la pubblicazione delle motivazioni delle sentenze, dopo la farraginosità stessa dei processi.

Il caso Bottega contro Santero

Il fatto giudiziario riguarda il vino spumante ‘Moscato Tempo’, della ditta cuneese Fratelli Santero, accusato di essere copia del ‘Petalo Moscato Vino dell’Amore’, marchio storico dell’azienda Bottega Spa trevigiana.

Il caso inizia nel 2012 con la denuncia da parte di Bottega relativamente alla contraffazione di un proprio marchio identificativo di un vino spumante.
Immediatamente la Procura della Repubblica di Alba dispone il sequestro presso la ditta Santero di tutte le bottiglie, etichette, stampo e matrice, inerenti al vino moscato Tempo, per un complesso di 40 mila bottiglie, il cui packaging era risultato molto simile al marchio depositato del “Bottega Gold”, il prosecco Doc in bottiglia dorata, creata da Bottega spa.

L’anno seguente il Gup del Tribunale di Alba, accogliendo l’istanza formulata dal Pm, dispone il rinvio a giudizio dell’amministratore delegato della azienda Fratelli Santero & C. con l’imputazione di contraffazione del prodotto “Petalo Moscato Il Vino dell’Amore Bottega”.

Nel 2016 una sentenza di primo grado ritiene responsabile di contraffazione di marchio il legale rappresentante di Santero e lo condanna a 18 mesi di reclusione (pena sospesa) e provvisionale di euro 50.000.

La Santero F.lli Spa ricorre rispondendo di non essere responsabile di alcuna contraffazione o concorrenza sleale poiché non è personalmente titolare dei marchi.

La sentenza d’Appello, intervenuta nel gennaio 2021, dichiara la insussistenza della contraffazione ma conferma l’esistenza del reato (ex art 517 cp) in capo a Santero, dichiarandone però il proscioglimento per intervenuta prescrizione.

La sentenza di Cassazione di quest’anno 2022 conferma in sostanza la sentenza d’appello.

Ovvero il reato di uso di segni ingannevoli è stato commesso, ma l’imputato viene prosciolto per prescrizione.

Nel frattempo sono trascorsi 10 anni, ovvero la durata complessiva della causa, effettivamente un tempo troppo lungo, in considerazione del reato che pur era «supportato da elementi indiziari di indiscussa portata».

La agghiacciante prescrizione

Le lungaggini della macchina giudiziaria nei processi italiani, articolati fino a tre gradi di giudizio, fanno sì che siano molti i reati per i quali scatta la prescrizione.

In pratica la prescrizione interviene allorché sia scaduto il tempo che corrisponderebbe al massimo della pena stabilita per il reato stesso.

Il suo effetto è di estinguere il reato, senza che si arrivi a una condanna perché da parte del giudice il verdetto non viene formulato.

La prescrizione, tuttavia, non equivale a un’assoluzione con formula piena e, anzi, il giudice nel dispositivo della sentenza deve comunque esplicitare il reato da estinguere.

È evidente che Bottega veda questa situazione come una beffa, percependo i suoi diritti violati seppur formalmente tutelati.

Ed è comprensibile che, prendendo atto con amarezza della parola definitiva dell’Alta Corte, lamenti che nella sostanza viene cadere l’effetto deterrenza dal commettere illeciti e che nello stesso tempo si rimane impuniti confidando nei tempi quaresimali dei processi e anche dei tempi morti in attesa della pubblicazione delle motivazioni delle sentenze.

Scrive Sandro Bottega: «Abbiamo visto numerosi interventi del legislatore in tema di prescrizione e sarebbe il caso ora di trovare un punto di equilibrio, anche tenendo conto della tutela della vittima, stante il fatto che ad oggi la prescrizione interviene in un gran numero di processi, a causa della durata dei medesimi.
Il tema della giustizia è importante anche per il nuovo governo e va affrontato, non solo dalla parte della tutela dell’imputato, ma anche da quella della tutela della vittima.»

Non possiamo che stare dalla parte dell’azienda Bottega e condividere lo sconcerto.

Maura Sacher

 


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