I cattivi esempi ‘spuzzano’

I cattivi esempi ‘spuzzano’

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L’Editoriale settimanale cade in contiguità alla Pasqua, periodo già di per sé carico di significato, che persino ai manigoldi e ai non credenti è toccato festeggiare, conformandosi alle “tradizioni” del pranzo di Festa magari con i simbolico agnello in tavola.

La redazione di Egnews-oliovinopeperoncino coglie l’occasione per invitare gli affezionati lettori ad una pausa di meditazione generale sul malcostume.
Non si intende intristire gli animi, ancora festosi e sereni, ma le parole del Papa, pronunciate nella sua visita a Napoli, ci suonano ancora nelle orecchie.

Probabilmente in queste ultime giornate sono già state dimenticate le agghiaccianti notizie della settimana scorsa, una vera settimana di Passione, con i tragici eventi che hanno stroncato tante vite umane per montagna e per mare, i massacri dei cristiani in Africa e in Oriente, le minacce di annientamento delle civiltà con millenni di storia, le angoscianti situazioni sulla disoccupazione dei nostri giovani, nostri figli o nipoti, le sconcezze varie di bustarelle, mazzette, tangenti, regali e connivenze sotterranee e palesi, e il continuo inquinamento dell’immagine del Made in Italy di cui i media ci stanno informando, a cadenza frequente.

Si è appena concluso a Pescara la “mostra del finto made in Italy”, promossa dalla Coldiretti Abruzzo con gli “orrori” scovati in giro per il mondo, allestita alla Camera di Commercio in occasione del convegno dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura.
La stessa Coldiretti nel proprio stand a Vinitaly ha allestito “L’angolo della vergogna” dove sono state messe in rassegna le aberranti etichette di vini e spumanti prodotti all’estero e spacciati come eccellenze nostrane. Neppure le storpiature dei nomi, pare, servano a dissuadere gli acquirenti.

Ed è un bene che siano portate a conoscenza di tutti le scoperte di contraffazioni e frodi, ottimo è il lavoro delle nostre forze dell’ordine in questo, eppure continuiamo a domandarci come mai i disonesti non si arrendono, sempre venduti per trenta denari.

Troppi nostrani imprenditori si flettono in nome degli affari facili, in un Bel Paese di Santi e Navigatori come una volta era noto e che ora invece è sempre più connotato a livello delle Nazioni più corrotte.
La società corrotta, quella che scivola «verso gli affari facili, verso la delinquenza», puzza. La corruzione “spuzza”! Questo il grido di Papa Francesco in visita pastorale a Napoli, lo scorso marzo. «Cari napoletani – ha detto – non cedete alle lusinghe di facili guadagni o di redditi disonesti», ma il suo monito era rivolto a tutti coloro che si comportano disonestamente.

Dovevamo pur dirlo, anzi, ripeterlo senza stancarci, ché più volte se ne è parlato, denunciando. È mai possibile che questo cancro della disonestà non si possa estirpare? Per sempre?

Maura Sacher

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