Giornalisti, crisi, uffici stampa e editori: quale fine?

Giornalisti, crisi, uffici stampa e editori: quale fine?

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La crisi dell’editoria ha portato molti giornalisti ad occuparsi di uffici stampa, gestione della comunicazione di aziende e enti nella speranza di portare a casa uno stipendio. Molti si sono impegnati, anche se controvoglia in questa attività, perché il sogno di tutti è quello di scrivere, fare inchieste, occuparsi del settore preferito. Ma, si sa, i tempi son quel che sono e quindi ci si adatta, ci si divide, ci si rinnova, si fanno corsi su corsi, ci si aggiorna su social e novità dal mondo della rete nella speranza di far contento il proprio cliente.

Purtroppo la rete pare (e ripeto pare) un mezzo adatto a tutti e ognuno ha uno zio, un cugino, un vicino di casa che fa “tutto il tuo lavoro” a prezzo stracciato se non gratis. Inoltre le aziende non comprendo che uscire su un giornale cartaceo (nei pochi rimasti) è praticamente impossibile a meno che non si paghi. In pratica gli editori (anche di testate cartacee nazionali ti dicono esce un bell’articolo se compri un tot di copie).
Stessa cosa nelle testate più conosciute sul web, ci sarai se paghi, altrimenti ti devi affidare alla simpatia che puoi ispirare al giornalista e al direttore.Sbagliato? Vediamo.

La cosa interessante è che le aziende non hanno compreso come funziona l’editoria di oggi e i poveri addetti stampa possono fare i comunicati più belli e funzionali del mondo ma non saranno presi in considerazione se tra editore e produttore non ci sarà uno scambio economico.

Nonostante che l’ordine dei giornalisti (e alcuni fortunati giornalisti assunti nelle redazioni) continuino a inveire contro chi cerca di sopravvivere (spesso mi domando come pensano che si possa pagare la tessera dell’ordine e la cassa previdenziale se nessuno ti paga) non ci si ferma a guardare come veramente stanno le cose e non si pensa  agli editori.

Gli editori di cosa devono vivere? Come si può pretendere che paghino i giornalisti se non hanno entrate? Il circolo è vizioso. Nell’enogastronomia più che in altri settori. Si cerca il giornalista che scriva, libero di farlo, ma non si vuol investire sulle testate.
Il giornalismo è cambiato e non per colpa dei giornalisti che fanno ancora il loro mestiere più per passione che per reddito.

Se si tolgono alcuni grandi che ormai sono VIP a tutti gli effetti e i pochi rimasti con contratto a tempo indeterminato nelle redazioni ancora aperte,  tutti gli altri vivono di “espedienti” e devono fare due lavori per sopravvivere.
Neanche fare uffici stampa oggi non paga più. Il cliente pretendere l’impossibile scambiando l’informazione con la pubblicità. Sono due cose diverse ma a nessuno importa. In un mondo dove tutto corre e basta una brutta recensione per perdere migliaia di clienti cosa importa se il tuo ufficio stampa manda comunicati perfetti su di te e sulla tua attività.

Anche se si sa che la qualità paga ma alla lunga, si vuole tutto e subito.
Forse bisognerebbe insegnare alla gente che leggere e fidarsi di un giornalista è sicuramente più affidabile di un post della “Qualunque”. Ma questi son solo sogni.

R.C.

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