Stile e Società

Firenze: anche i dehors hanno un colore

Si chiama Smalzi ed è un piccolo  bar da dove guardi la Cupola del Brunelleschi da sotto in su. Siamo a Firenze e questo non è un articolo che parla solo della filosofia che anima questo “punto ristoro”, un wine bar  per turisti e fiorentini ma, soprattutto, per raccontare una vicenda che, in un paese come l’Italia, non dovrebbe accadere.

Ma partiamo dall’inizio:  Il proprietario di Smalzi è Fiorenzo Smalzi, mattatore della vita culturale fiorentina degli ultimi anni. A lui si deve la fortunata penultima  gestione dello Storico Caffè Giubbe Rosse in Piazza della Repubblica, il caffè fondato nel  1897 dai fratelli Reininghaus,divenuto presto fucina di talenti letterari e neo movimenti come quello Futurista.

admin-ajax (1)Uomo vulcanico Smalzi  ha pensato di creare questo piccolo bar dove poter offrire agli avventori,, il meglio della produzione italiana, lasciando un buon ricordo della visita a Firenze agli stranieri e la voglia di tornare agli italiani.

Vi è mai capitato di passeggiare per il centro storico della vostra città e vedere vetrine di bar e caffè piene di panini troppo farciti, montagne di gelato in troppi gusti, pizze troppo condite e domandarvi se, alla fine della giornata, tutta quell’abbondanza finirà davvero sotto i denti dei turisti?  Bene, Smalzi, ha detto no a tutto questo.

Pochi panini, sempre sfiziosi e gustosi, dolcetti e fette di torta caldi e profumati, pochi gusti di gelato ma quello preparato da un gelataio famoso come Carabè e un caffè  eccellente:  scelta di produzioni  di alta qualità, provenienti da coltivazioni  sparse in tutto il mondo, diverse per cultivar, altitudine di coltivazione e tostatura, miscele che il cliente può scegliere a suo piacimento e gusto. Sono confezionate in cialde in modo che né l’umidità dell’aria, nè la macinatura e neanche la mano di un barista rispetto ad un altro, possano far cambiare il gusto  e l’aroma. E visto che le normali macchine da bar non prevedono l’uso di cialde  Smalzi ne ha fatta fare una particolare, felice connubio tra la macchina che usiamo a casa e quella del bar il tutto servito in una simpatica tazzina colorata.

Poi c’è l’offerta dei vini, ottimi. Un assaggio, un bicchiere a mescita direttamente dai più moderni sistemi a temperatura controllata.

All’interno del locale, che offrono spunti giocosi come: scegli il vino e abbina il panino, Pic-nic  urbano: take away per una città eco-sostenibile, la linea benessere con centrifughe di frutta  e verdure fresche.  A tutto questo si aggiunge  la possibilità per i turisti di fare il check-in e usufruire così di uno sconto sulla degustazione del vino.

admin-ajaxBella idea quindi, bella la location “esterna” ( leggi il Duono di Firenze) ma poca clientela per…mancanza di posti a sedere! Come già detto il locale è davvero molto piccolo e al suo interno accoglie al massimo tre piccoli tavoli anche perché il “bello” di questo tipo di locali è il panorama che possono offrire:  sorseggiare un buon calice di vino e perdersi nella Cupola del Brunelleschi non è forse da “sindrome di Stendhal”?  Tutti gli altri locali che si affacciano su Piazza del Duomo hanno, quindi, uno spazio esterno, un dehors, cioè lo spazio esterno di un pubblico esercizio, costruito secondo le indicazioni del Comune  che ha rilasciato il permesso.

Il permesso, appunto, proprio quello che manca al nostro imprenditore, l’unico al quale il Comune non ha approvato la richiesta nonostante che a destra e a sinistra siano sorti altri  dehors come in tutto il perimetro della piazza. Perchè, vi domanderete voi?  Non esiste un perché, almeno in apparenza, niente che possa giustificare le scuse, i rimandi, le commissioni “dimenticone”, i cambi di Giunta;  tutto in regola quanto richiesto e fornito diligentemente ma…il permesso non arriva, si trovano scuse, appigli inesistenti e presto smontati…cosa avrà mail il nostro imprenditore di diverso da tutti gli altri presenti sulla piazza?  Niente, o forse sì: è leghista, suo malgrado, nella città più colorata d’Italia.

Roberta Capanni

 

 

 

 

 


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Sonia Biasin

Giornalista pubblicista, diploma di sommelier con didattica Ais e 2 livello WSET. Una grande passione per il territorio, il vino e le sue tradizioni.

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