FIPE sempre preoccupata su buoni pasto aziendali

FIPE sempre preoccupata su buoni pasto aziendali

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I lavoratori pubblici e privati al ritorno dalle ferie potrebbero avere una brutta sorpresa: rischiano di non vedere più accettati i buoni pasto aziendali presso gli esercizi di ristorazione aderenti alla FIPE.

Ancorché vengano ancora emessi i blocchetti cartacei dei ticket, pur esistendo la versione digitale con pagamento elettronico per mezzo di un tesserino con banda magnetica, e quant’anche il valore del singolo buono sia stato elevato da 5,29 a 7 euro, a vantaggio dei lavoratori, e che, oltre a bar, ristoranti e nei reparti gastronomia dei supermercati, i ticket possono essere utilizzati anche presso agriturismi, take-away, fast food, pizzerie e persino nei negozi biologici convenzionati, la FIPE ribadisce le perplessità riguardo al mercato dei buoni pasto così come gestito a livello del meccanismo di criteri di aggiudicazione.

FIPE esprime le sue preoccupazioni sull’impostazione del nuovo bando Consip 9, lamentando che la gara sarà ancora aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più significativa. Le gare al ribasso inevitabilmente contagiano anche la committenza privata, ossia le società emittenti quelle che stampano e vendono i buoni pasto ai datori di lavoro.

In pratica il sistema funziona così: le società emittenti i buoni pasto stipulano un contratto di fornitura con enti ed aziende, prevedendo degli sconti sul valore nominale del buono pasto; questi definiti “clienti” distribuiscono i buoni ai dipendenti, i quali spendono il controvalore nella rete dei locali convenzionati; cotali esercizi, a loro volta, rispediscono i buoni incassati alle società emettitrici. Da queste poi parte il rimborso del valore dei buoni, meno la percentuale di sconto definita nel contratto di convenzionamento.
Il vero problema dei buoni pasto è il ritardo nel pagamento dei ticket ricevuti dai clienti, fino ai due anni di attesa.

È a questo riguardo che la FIPE teme il rischio «che, ancora una volta, i concorrenti siano obbligati a richiedere commissioni insostenibili per la rete degli esercizi convenzionati, per scaricare a valle gli sconti proposti in gara», giacché «a neppure un anno dal fallimento, con ipotesi di reato, che ha portato all’arresto di Gregorio Fogliani, Presidente e fondatore di “Qui! Group” e alla crisi di migliaia di imprese che, pur avendo fornito correttamente il servizio, non hanno ancora visto riconosciuti i loro legittimi crediti, con rischi sulla tenuta economico-finanziaria di molti esercizi convenzionati».

Per questi motivi, FIPE ha lanciato il seguente comunicato: «Fipe non smetterà di salvaguardare gli interessi dei propri associati e se le scandalose commissioni rimarranno quelle di Consip 8, e cioè anche oltre il 20%, sconsiglierà ai propri esercizi associati di accettare i buoni pasto, consigliando di uscire dalle convenzioni. Ci dispiace per i pubblici dipendenti, ma è intollerabile che lo Stato faccia risparmio pubblico sulla pelle e a scapito delle imprese della ristorazione. Il mercato dei buoni pasto, come segnaliamo da anni, va velocemente riformato, perché altrimenti rischia di implodere. In attesa di un intervento normativo della Politica, che continua a non dare risposte, questo è l’unico disarmante modo per porre fine a una situazione ormai insostenibile e inaccettabile».

Maura Sacher

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