Domenico Privitera. L’unione fa la forza.

Domenico Privitera. L’unione fa la forza.

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Ho incontrato Domenico Privitera a Mazzara del Vallo in occasione del Congresso dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.  La Sicilia del gusto – Il pesce dei nostri mari è  il 33° congresso dell’Unione che dal 2015 ha eletto  Privitera come presidente. Quasi 2000 cuochi riuniti sotto un unico denominatore.

Instancabile, carico di positività, Domenico Privitera è uno chef che non rinuncerebbe mai alla giacca “bianca”. Porta avanti la sua passione con maestria e semplicità e guarda con occhio benevolo ai giovani invitandoli a non dimenticare la tradizione.
Un convegno riuscito, tre giorni che hanno compreso conferenze, convegni, aggiornamento professionale per i cuochi, corsi di cucina e cene conviviali a base di prodotti locali per rafforzare lo spirito di squadra.

In una delle sue rare pause abbiamo parlato con lui:

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Domenico Privitera

Signor Privitera  questo è il secondo convegno dell’Unione in pochi mesi come mai?

Negli ultimui anni non era stato fatto un convegno vero e proprio e molti soci si erano un po’ allontanati. Nel convegno dello scorso novembre avevamo lanciato il tema dei cuochi siciliani come “ricetta per il turismo perché siamo consapevoli che abbiamo tanto da dare. Abbiamo anche  voluto lanciare un segnale dicendo, anche alle istituzioni, che noi cuochi siamo in prima linea.
Per questo abbiamo affrontato subito il 2016, non appena trovata la location adatta. Qui a Mazzara del Vallo abbiamo scelto come tema il pesce dei nostri mari, pesce povero ma anche crostacei. Ci siamo concentrati su questo progetto e abbiamo lavorato per realizzarlo. Abbiamo ascoltato le 9 province, le loro esigenze, e siamo partiti.

Cosa è emerso da questo congresso?

È stato un congresso che ha unito il “vecchio” e il nuovo.  Un momento di condivisione che è nato spontaneamente è stato l’incontro tra i cuochi senior e le nuove generazioni. Loro si sono messi in prima fila per raccontare le loro storie, si sono messi a disposizione e, attraverso di loro, la cucina siciliana.
A questo abbiamo aggiunto l’aggiornamento professionale per i più giovani, perché è ciò che richiedono a noi. I giovani hanno sete di successo ma anche di radici, di imparare tecniche nuove ma anche vere ricette della tradizione.
Ci tengo a sottolineare che l’Unione Regionale Cuochi Siciliani rappresenta tutti i cuochi, da quelli stellati ai semplici commis, chiunque si dedichi alla preparazione del cibo, chiunque indossi la giacca bianca.

Abbiamo visto tanti giovani partecipare a questo convegno, come rispondono alle vostre proposte?

I giovani hanno sete di apprendimento e aggiornamento, vogliono imparare da noi. Sanno che da noi possono trovare la tradizione della cucina italiana e siciliana. Devono imparare che ci si può rinnovare anche senza utilizzare ingredienti che non appartengono alla nostra tradizione culinaria.  Questo per tutti noi è un punto da non dimenticare.

 Quindi voi fate da ponte e  permettete loro di ritrovare le loro radici…

Sì i giovani da noi vogliono imparare la tradizione e capire il segreto del “nostro successo”  ma io dico a loro di entrare nelle cucine delle loro nonne perché è nelle case che ancora si trovano i veri piatti regionali. Un tempo nelle cucine si faceva il pane, la conserva  questo dava profumi diversi ai piatti. Una parte di questa “sapienza” è rimasta e va ricercata per non disperderla. Quei profumi devono essere “assorbiti” per poi ritrovarli nelle proprie preparazioni.

Lei ha parlato dell’importanza della comunicazione. Cosa pensa del modo di comunicare il settore?

Che la comunicazione sia importante è fuori dubbio ma certe volte  ci diamo troppo peso. Noi abbaimo creato proprio in questi giorni un nostro giornale, un magazine web dove daremo le nostre notizie. Semplicemente.  Vogliamo lavorare per il bene del territorio e della nostra Unione, della nostra famiglia.
In questo mestiere c’è molta invidia, questo non lo vogliamo.  Non è corretto perché ogni luogo ha i suoi prodotti anche del semplice pane  può cambiare da città a città. Quindi bando alle invidie e cerchiamo solo di fare del nostro meglio.

 

R.C.

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