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Dal Friuli Venezia Giulia un modello per le Regioni OGM free

Il Consiglio Regionale del FVG in questi giorni sta approvando l’assestamento di bilancio, e ieri non senza accesi dibattiti ha accolto a maggioranza l’articolo 3 (Tutela dell’ambiente e difesa del territorio) e 4 (gestione del territorio) anche recependo gli emendamenti proposti dall’Esecutivo riguardo alla scottante questione OGM, assunta a valenza nazionale.

Come si sa, è appena stato varato il decreto interministeriale Politiche agricole, Salute, Ambiente sul “divieto assoluto” di coltivare in Italia le specie transgeniche. Lo stop è legge ma resterà in vigore 18 mesi.
Non è ancora la clausola di salvaguardia che le associazioni ogm free auspicano da tempo, ma almeno, si legge in una nota di AIAB, Coldiretti, ISDE, Legambiente e Slowfood del Friuli Venezia Giulia, costituisce «un primo importante mattone nella costruzione dell’agricoltura che vogliamo».

Ieri stesso il Tribunale di Pordenone ha assolto «perché il fatto non costituisce reato» Giorgio Fidenato, l’agricoltore friulano che nell’aprile 2010 per la prima volta semina mais MON 810 senza autorizzazione, e lo stesso ha fatto quest’anno. «La sentenza di oggi non è per noi una sorpresa», ha commentato Roberto Burdese, presidente di SlowFoodItalia, convinto che la decisione sia stata condizionata dall’intervento della Corte di Giustizia Europea a cui Fidenato si era appellato.
L’Ordinanza UE dell’8 maggio scorso, infatti, decretò che «la messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà di mais MON 810 non può essere assoggettata ad una procedura nazionale di autorizzazione quando tali varietà sono autorizzati» dai Regolamenti e dalle Direttive Europee.

Sulla questione è da registrare anche la campana opposta, suonata dalla Confagricoltura Fvg, favorevole alla convivenza tra colture tradizionali e ogm. Claudio Cressati, presidente regionale di tale associazione di agricoltori ritiene che «la coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e con organismi geneticamente migliorati, non solo è possibile, ma anche auspicabile», giacché «gli alimenti ogm sono già sulle nostre tavole, però con ipocrisia e contraddizione non possono essere coltivati».

Il governo del FVG non si è arreso e prima regione italiana ha trovato un espediente più che legittimo, nell’auspicio d’essere modello per le Regioni ad aspirazione ogm free e in attesa delle clausole di salvaguardia di cui si occuperà il governo centrale. L’assessore Sergio Bolzonello, dopo confronti anche polemici in tutte le sedi, è riuscito a far approvare un emendamento che nella forma rispetta la Direttiva Europea, ma di fatto crea paletti a volontà. «Aprire alla coesistenza è l’unico modo di bloccare realmente gli Ogm», ha dichiarato.
Non si va a ledere il diritto di seminare organismi geneticamente modificati, anzi, in pieno rispetto dei regolamenti europei l’attività viene subordinata alla verifica che le concrete condizioni siano idonee ad evitare la commistione con le altre produzioni.
In poche parole le coltivazioni Ogm in Friuli Venezia Giulia non possono essere ritenute al cento per cento esenti da involontarie contaminazioni transgeniche con livello non superiore allo standard dello 0,9%, quando nei parametri si devono valutare la morfologia del territorio con le condizioni climatiche, la circolazione dei venti, il frazionamento delle proprietà, le distanze tra i campi, i sistemi di rotazione delle colture e infine le strutture degli impianti aziendali.

Dunque, recependo in parola la raccomandazione europea di escludere nel caso di dubbio l’autorizzazione alla semina di prodotti Ogm, il risultato finale è che «non è possibile raggiungere un livello sufficiente di purezza», dal momento che – aveva commentato Bolzonello nel presentare l’emendamento – quelle determinate condizioni «in questa regione praticamente non ci sono».
Con ciò, il FVG ritiene di poter risolvere la questione.

La replica di Fidenato: «Se vogliono renderci la vita difficile, sappiano che anche noi faremo altrettanto».
Dunque, forse ne riparleremo.

Maura Sacher
m.sacher@egnews.it


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