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Continuavano a chiamarle Lasagne

Siamo arrivati al sequel dell’orrore lasagne. Si susseguono oramai come un tragico domino gli orrori e i piccoli grandi meschini segreti di aziende e persone che pur di lucrare non badano alla salute dei consumatori ma al mero e semplice profitto, tanto loro, le loro famiglie e i loro figli non consumeranno mai una confezione dei loro prodotti.


E’ un poco come la questione del famigerato Civis a Bologna che ha portato alla deformazione di interi ed importanti tratti stradali e allo stravolgimento di fermate diventate  scoperte e banchine pericolose, tanto i sindaci di Bologna e San Lazzaro ed i relativi assessori non prendono l’autobus e non stanno ad aspettarlo sotto la neve alle fermate senza pensilina.

Dopo aziende famose del civilissimo e rigorosissimo Nord Europa anche da noi, a parte Nesté e Buitoni che di italico hano solo il nome, si scoprono furbetti del bovino che confezionano obbrobriosi pastoni con carne di poveri malandati e ammalati equini. E si scopre che sulla carne di cavallo non é ancora obbligatorua la tracciabilità: che straordinaria coincidenza, non vi pare?

Una azienda del Bolognese, Patria dlle vere lasagne, é stata beccata dai NAS e il suo AD ha affermato che denunceranno il loro fornitore perché loro pensavano di comprare e pagavano per carne bovina. Tra l’altro il fornitore é recidivo nel campo delle truffe alimentari ma continua a lavorare. In un paese civile avrebbe smesso la prima volta di lavorare, in un paese un pochino più incazzato, tipo la Cina, per questo tipo di reato pé prevista la fucilazione. Bisogna trovare una via di mezzo per far sì che questi elementi smettano di danneggiare  consumatori e di rovinare l’ottima considerazione che la nostra cucina ed i nostri prodotti enogastronomici unici al mondo si sonoconquistati.   
Umberto Faedi


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Umberto Faedi

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