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Confagricoltura Fvg favorevole a trattato CETA

Tra le tante posizioni e opposizioni al Trattato in tutti i paesi della comunità europea, da vari schieramenti partitici e di opinione, che si trascinano da anni ma che alla fine il Governo Gentiloni ha firmato per l’Italia, con l’ultima parola (scontata) del nostro Parlamento, riportiamo il parere recente del presidente di Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, in linea con quanto sempre sostenuto dalla compagine Confagricoltura nazionale, Agrinsieme, il coordinamento tra Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Cia e Copagri.

«L’accordo di libero scambio tra l’Europa e il Canada (Ceta) spalanca reali e interessanti opportunità commerciali alle aziende agroalimentari regionali e italiane e consente a migliaia di produttori di latte, vino, ortofrutta, carne e altre eccellenze, attraverso strutture aggregate, di creare un importante valore aggiunto alle loro produzioni proprio grazie alle vendite sul mercato canadese».

Claudio Cressati auspica che nei prossimi giorni il Parlamento italiano ratifichi l’accordo perché l’apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile per il nostro agroalimentare. E spiega: «È impensabile difendere l’agricoltura regionale e italiana arroccandosi nei confini nazionali o europei, con posizioni di chiusura o di protezionismo. Le nostre aziende fanno reddito anche e soprattutto quando riescono a commercializzare le proprie eccellenze in Paesi che hanno un numero di abitanti in crescita (Cina e Sud-est asiatico) o un grande potere di acquisto, come appunto il Canada, Paese che vanta uno dei redditi pro capite più alti al mondo. L’accordo che l’Europa ha siglato, dopo ben 7 anni di negoziato, non ha visto alcun cedimento da parte dell’Ue sulle nostre regole di sicurezza alimentare».

Confagricoltura, analizzando i singoli comparti, è convinta che per il vino italiano, presente sul mercato canadese al pari di quello francese e americano, è prevista l’eliminazione completa delle tariffe, la tutela di tutte le nostre denominazioni e un generale miglioramento delle attuali condizioni esistenti.

Per il settore lattiero-caseario, già oggi l’Italia è al primo posto per le esportazioni in Canada e con il Ceta può arrivare a raddoppiare le proprie vendite. Non solo, ben 11 formaggi Dop (e altri 30 prodotti Dop, prosciutto di San Daniele compreso) hanno ottenuto una tutela che prima (e fuori) dell’accordo non esisteva e non potrebbe esistere: il numero di denominazioni d’origine (Dop e Igp) che il Ceta riconosce all’Italia ai fini della protezione è pari al totale delle indicazioni geografiche europee che la Commissione ha proposto alla comunità mondiale per la relativa tutela, nel corso dei negoziati del “Doha Round”.

Questo è l’auspicio di Confagricoltura, e certo è da porsi delle domande su come mai la Coldiretti scende in piazza per dire #STOPCETA.

Maura Sache


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