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Confagricoltura e OGM: troppo restrittive le misure contrapposte

Da tempo c’è scontro: da un lato l’assessore Bolzonello per la Regione FVG, con la condivisione di AIAB, Coldiretti, ISDE, Legambiente e Slowfood, e dall’altro l’agricoltore friulano Fidenato, sostenuto da Confagricoltura con Fedagri e Cia. Scontro che ha raggiunto Roma e ha visto la Ministro De Girolamo già portavoce a Bruxelles del no dell’Italia agli Ogm.

Il FVG è la prima e unica regione italiana ad essersi trovata di fronte al problema.
La proposta di normativa regionale sulla convivenza tra colture tradizionali e Ogm secondo Confagricoltura, Fedagri e Cia contiene numerosi punti eccessivamente restrittivi rispetto alle raccomandazioni europee e oltremodo penalizzanti per gli agricoltori che vogliono seminare colture con Ogm, ad esempio mais MON 810.

Il presidente di Confagr nazionale Mario Guidi e Claudio Cressati, presidente nel FVG, sono furibondi, ritengono che la coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e con organismi “geneticamente migliorati”, è perfettamente possibile e anche auspicabile, giacché «gli alimenti Ogm sono già sulle nostre tavole, però con ipocrisia e contraddizione non possono essere coltivati».
In pratica, agli agricoltori friulani non sarà consentito immetterli nella coltivazione, tuttavia in Italia è possibile continuare ad acquistare cereali e soia, geneticamente modificati, d’importazione, per fare i mangimi, di fatto immettendoli nel ciclo alimentare, dall’animale all’uomo.

Nel corso delle ultime consultazioni di approfondimento sul tema volute dalla Regione, i tre presidenti delle organizzazioni agricole hanno ribadito le opinioni espresse da sempre, aggiungendo criticamente che «il concetto di coesistenza non viene nemmeno accettato con questa ipotesi normativa».
Sottolineano che sugli Ogm sono previste misure molto penalizzanti per gli agricoltori, con una serie di paletti finalizzati a una coesistenza che così risulta impossibile.
Ad esempio, l’impegno a sostenere a proprie spese un corso di formazione da rinnovare ogni tre anni – spiegano – appare eccessivo e ingiustificato. Inoltre, il sistema dei controlli ufficiali prevede, anche nella formulazione europea di prossima approvazione, che le tariffe debbano coprire, ma non superare, i costi sostenuti dalle autorità competenti per eseguire detti controlli. Non vi sarebbe, quindi, alcuna necessità di prevedere controlli straordinari, con tariffe differenti, per un’operazione che fa parte dei controlli annuali obbligatori.
Altro punto cruciale – secondo le tre organizzazioni – è quello delle distanze dagli alveari, eccessive pure se confrontate con il documento dell’European Coexistence Bureau. Viene, pertanto, chiesto di ridurre “drasticamente” le distanze proposte, «in fondo si tratterebbe solo di togliere uno zero».

La preoccupazione della Regione FVG, e di tanta parte dell’opinione pubblica generale e dei consumatori locali, è che le coltivazioni Ogm non possono essere ritenute al cento per cento esenti da contaminazioni transgeniche con livello non superiore allo standard comunitario, quando nei parametri si devono valutare localmente la morfologia del territorio, la circolazione dei venti, le distanze tra i campi e gli orti, i sistemi di rotazione delle colture nonché le strutture degli impianti aziendali.
Le misure non intendono ledere il diritto di alcuno, bensì applicare alla lettera la raccomandazione europea di escludere l’autorizzazione “nel caso di dubbio”. Se sul territorio regionale non esistono concrete idonee condizioni per evitare la commistione, non è realisticamente possibile raggiungere un livello sufficiente di garanzia.

Forse in altre regioni l’Ogm avrebbe maggiore fortuna?

Maura Sacher


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