Chianti ai mirtilli la truffa corre sul web

Chianti ai mirtilli la truffa corre sul web

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Il Made in Italy di questi tempi tra balzelli vari e nuovi pruriti, vedi i dazi di Trump, fa bene a guardarsi da vicino le sue cose con attenzione. Da quando il web ha globalizzato scambi e mercati, i prodotti dell’enogastronomia italiana sono stati sempre in cima alla lista di quelli contraffatti.

 

Il Prosecco chiamato nelle maniere più distorte e il vecchio e caro “Parmesan” ne sanno qualcosa. Come i tanti prodotti che anche se provenienti dai punti più disparati del globo, sono stati “italianizzati” aggiungendo in etichetta un tricolore fittizio e una menzione farlocca tipo Napolitaine o Bolougnesa.

Insieme all’ilarità, questi goffi tentativi di imitazione suscitano anche un danno di immagine di proporzioni enormi, specialmente per quei marchi di tradizione e blasone consolidati. Vedi quello del Consorzio Vino Chianti, che da circa due anni si  affida a Griffeshield, un’agenzia che fa dell’individuazione di contraffazioni e truffe in rete la sua attività.

L’iniziativa ha già dato ottimi risultati individuando oltre 15.600 minacce e rimuovendone 10.700. La tipologia delle truffe riguarda essenzialmente violazioni del marchio Chianti, perpetrate attraverso la vendita di vini ed etichette contraffatte recanti il marchio Chianti e, dalla distribuzione dei wine kit.

Questi ultimi, diffusi sul web anche in passato per le denominazioni italiane più importanti, consistono in preparati chimici contenenti polveri “magiche” per produrre vino in casa a basso costo. Secondo i numeri diffusi dal consorzio ben 6000 casi di truffa sono avvenuti con questa modalità, seguita da 3000 casi di vino anonimo spacciato per Chianti e, ben 2000 violazioni legate alle attività di contraffazione delle etichette.

Non sono mancati episodi clamorosi come la truffa del Chianti al mirtillo. Si penserebbe intuitivamente alla Cina come piazza principale per queste attività mentre in realtà sono gli Usa i frodatori più attivi e di difficile individuazione, con una percentuale di riuscita nella rimozione dei prodotti illegali che si arresta al 78%.

Segue il Regno Unito più attivo di tutti nelle truffe dei wine kit in cui le azioni di bonifica raggiungono il 91%. E’ proprio la piazza Cinese invece, quasi a sorpresa, quella dove le operazioni di individuazione e rimozione delle frodi  trova il 100% di riuscita.

I canali più attivi sono i siti web dedicati, tipo Italian Chianti style, Original Chianti, Vintners Reserve Chianti e World Vineyard Italian Chianti, seguiti a ruota da e-Bay e Amazon, marketplaces che per natura vista la vastità di articoli e produttori trattati, sono congeniali all’attività dei truffatori.

Solo per quanto riguarda il 2019 Griffeshield  ha individuato ed eliminato 4.852 nuove violazioni. Buon risultato specie se riferito al primo semestre 2018 dove le minacce potenziali individuate erano state 71.891. Un totale di interventi nei due anni di attività pari a 15.638, numeri che però non consentono di abbassare la guardia come afferma anche il Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi: ”Nel 2019 le violazioni individuate sono state un terzo rispetto all’anno precedente. Un netto calo, segno che il lavoro funziona.

Ma è un dato che non ci permette di rilassarci: il lavoro di tutela del nostro brand e delle nostre aziende deve continuare in modo serrato e determinato perché i danni che queste truffe provocano sono milionari. E’ uno sforzo enorme che ci permette di eliminare la stragrande maggioranza delle violazioni e frodi che danneggiano il marchio Chianti nel mondo.

Queste azioni hanno lo scopo di aumentare la pressione e quindi il rischio di incorrere in cause legali,  educando la rete di vendita online a rispettare il marchio Chianti e soprattutto i diritti dei produttori dell’autentico vino Chianti”.

Bruno Fulco

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