Che fare delle mani a tavola?

Che fare delle mani a tavola?

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A tavola spesso facciamo gesti che potremmo evitare solo prestando un minimo di controllo dei nostri arti superiori, nella consapevolezza che alcuni atteggiamenti anche involontari possono recare fastidio e disturbo a chi ci sta accanto o di fronte e che, inoltre, secondo la psicologia del corpo, potrebbero raccontare cose anche molto intime di noi, oltre a vuotare il sacco in merito alla nostra educazione e alla nostra indole.

A tavola vediamo spesso gente gesticolare per aria forchetta e coltello tra un boccone e l’altro, talvolta queste posate vengono puntate in direzione dell’interlocutore quasi a voler sottolineare un passo del discorso. Nel nostro Galateo ciò equivale ad una minaccia e il linguaggio del corpo la vede allo stesso modo: appare simile ad un tentativo di forare la bolla prossemica dell’altro, quindi un gesto invasivo. Quando capita a noi di fare tali gesti, pensiamoci un momento, vogliamo forse imporre la nostra opinione?

 

Non si sventolano le mani davanti al viso mentre si parla e nemmeno si tengono le mani intrecciate davanti alla bocca (coi gomiti puntati sulla tavola); il linguaggio del corpo svelerebbe una sorta di insicurezza riguardo a quanto si sta dicendo. Il gesto fa intendere che si è insicuri o quello che si sta sostenendo non si vorrebbe proprio dire. Vi siete mai accorti di questo vostro gesto? Stavate facendo un affermazione pro-forma, così tanto per parlare, o addirittura nascondevate una non-verità, un’opinione di cui non eravate convinti?
Riguardo le buone relazioni sociali ciò starebbe ancor più ad indicare una scarsa attenzione verso tutti i commensali, giacché si impedisce loro di percepire le parole, essendo le labbra coperte dalle dita, e ne viene alterata la conversazione generale. Perché conversate con le mani davanti la faccia? non vi rendete conto che solo i vicini, se vi guardano la bocca, riescono a capire quello che dite?

Il nostro galateo dice che a tavola le mani devono essere sempre in vista, dunque niente arto “inoperoso” in grembo stile anglosassone! Se, poi, entrambe le mani non sono occupate con le posate, per esempio tra una portata e l’altra, esse vanno appoggiate sull’orlo del tavolo all’altezza dei polsi. In ciò risiede una ragione storica: le mani in vista rispondono al primitivo timore che possano nascondere un’arma per colpire a tradimento.

 

Aristotele diceva che le mani sono collegate al cervello, ne sono una diramazione, pertanto chi ha una vivace funzionalità cerebrale le usa tantissimo e non solo per gesticolarle nel parlare. Però a tavola, per favore, trattenetevi dal toccare tutto quello che vi circonda e che sta a “portata di mano”, rimettete i bicchieri al loro posto dopo aver bevuto, e lasciate stare in pace il pane e la sua mollica, non trastullatevi con le posate nell’attesa della prossima pietanza. Fingete di non avere queste diramazioni delle vostre estremità, quando non vi servono per mangiare o bere.

 

Il linguaggio del corpo dice che, viceversa, le persone con una ridotta funzionalità cerebrale tendono a ridurre il movimento delle mani, così c’è chi mette le mani in tasca, chi le nasconde dell’incavo delle braccia conserte o sotto il bordo della tovaglia, magari in mezzo alle gambe. Le mani “coperte” mostrano che si vuole nascondere qualcosa, non solo per falsità o ipocrisia, anche per imbarazzo, forse non sentendosi all’altezza della situazione (o magari perché ci si vergogna di esibire uno smalto non perfetto o unghie rosicate?).

 

Senza timore di sembrare imbalsamato, l’uomo ben educato controllerà le posture per evitare di dare impressioni negative agli astanti.

 

donna Maura
m.sacher@egnews.it

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