Vini e Ristorazione

Champagne Encry: lo champagne che parla italiano

Encry è la prima e unica etichetta di una Maison condotta da italiani e iscritta ufficialmente al CIVC.

 

 

È il lieto fine di una avventura iniziata circa 10 anni fa e che vede come protagonisti Enrico Baldin, di mestiere si occupa di ingegneria naturalistica e ripristino ambientale mediante il metodo delle idrosemine;

Nadia Nicoli, la sua compagna,  lavora fin dall’inizio al progetto ed oggi è proprietaria dell’azienda SCICC (Société Commerciale Internationale Champagne & Champagnes) che rappresenta nel mondo la Maison ed un vigneron che ha sempre prodotto il vin de clair per importanti maison e dei vigneti che si trovano nel villaggio di Mesnil–sur-Oger, un comune classificato 100% Grand Cru Blanc de Blancs, 20 km da Épernay.

 

Un percorso con momenti difficili che ha dovuto superare numerose barriere sollevate dal Comitè Interprofessionnel du Vin de Champagne: dal nome dell’etichetta, Encry, un nome di fantasia che ricorda il soprannome di Enrico; all’etichetta stessa di taglio troppo moderno;  alla mancanza di una maison storica di proprietà.

 

Tenacia, determinazione, coraggio,  un pizzico di fortuna ed una spruzzata di follia hanno fatto il resto. Grazie all’intervento del loro chef de cave che ha ceduto il nome di una maison di famiglia, registrata e mai utilizzata, finalmente tutte le autorizzazioni sono state rilasciate ed ufficialmente nasce lo champagne Encry che porta in etichetta anche il nome della Maison, Veuve Blanche Estelle. La Maison fa parte di quei piccoli produttori, i cosiddetti Récoltants-Manipulants (si trova la sigla R.M. sulle etichette delle bottiglie).

 

Piccola realtà di soli 3 ettari di Chardonnay, i loro vicini di casa sono Krug e Selon, 25mila bottiglie, le prime bottiglie sono state commercializzate nel 2010, 4 prodotti che la Maison ha presentato durante una cena presso il Ristorante La Credenza di San Maurizio Canavese, nel Torinese, stella Michelin dal 2006.

 

Un menu studiato da Giovanni Grasso e Igor Macchia per esaltare l’eleganza e la finezza di questi Champagne avvolgenti, puri, passionali: Grand Cuvée Zéro dosage, 100% Chardonnay senza l’aggiunta del liqueur d’expédition, un vino difficile, una sfida che ha incontrato i palati femminili; due Millésime il 2004 e il 2005; la Grand Cuvée 2009 e il Grand Rosé Prestige, 95% di Chardonnay e 5% di Pinot nero abbinato splendidamente con una Mousse al cioccolato e mandarini, gelato alle spezie e canditi.

 

Piera Genta

pieragenta@libero.it


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