
(Adnkronos) –
I reperti sul caso Garlasco sono stati distrutti senza infrangere nessuna regola. Al Ris di Parma nessuno ha dubbi sulla correttezza della procedura su cui la Procura di Pavia aveva chiesto approfondimenti – nella nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi – ottenendo una ricostruzione puntuale e chiara di quanto accaduto. Al centro degli approfondimenti la sorte delle provette contenenti gli eluiti (intermezzi di lavorazione, ndr) ottenuti dai reperti “33dattilo”, “97F” – il famoso intonaco dell’impronta 33 – e dalle unghie della vittima.
Gli eluiti dell’omicidio del 13 agosto 2007 “furono alienati senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari”, solo per quest’ultimi – in quanto sottoposti a sequestro – si deve attendere l’ok dell’autorità giudiziaria. In ogni caso – apprende l’Adnkronos in possesso di nuovi documenti – gli eluiti furono “adeguatamente conservati all’interno di un apposito freezer” al Ris di Parma “e correttamente registrati nel software gestionale della sezione Biologia dove rimasero conservati, unitamente ad altri eluiti di altri procedimenti penali, fino a settembre 2016, quando, in maniera cumulativa, vennero smaltiti come rifiuti speciali” si legge in una relazione consegnata alla Procura di Pavia.
“Furono distrutti, un anno dopo la sentenza di condanna definitiva di Stasi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2016 numero 87, recante disposizioni d’attuazione della Banca dati del Dna, che sanciva l’obbligo di distruzione del Dna estratto dai campioni biologici, e in ottemperanza al ‘provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali relativo al trattamento dei dati generici'” che disponeva la conservazione degli estratti del Dna relativi ai reperti/prelievi sino al termine delle indagini ovvero per un tempo superiore se espressamente richiesto dall’autorità giudiziaria”.
Le provette vengono conservate in un freezer dedicato a Parma, in un locale a ingresso protetto da lettori biometrici. Non esiste un verbale specifico dello smaltimento collettivo “trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari”. Pur in assenza di certezza circa la data di smaltimento, “quest’ultima – si legge nella relazione del Ris di Parma – può essere stimata nella seconda metà del mese di settembre 2016, in quanto è stata rinvenuta documentazione fotografica di alcune fasi di tale procedura”, che mostra il freezer in procinto di essere rimosso “dalla sua sede operativa il giorno 15 settembre 2016”, cioè mesi dopo la sentenza definitiva del dicembre 2015 che condannava il fidanzato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Lo smaltimento degli eluiti “avvenne dunque dopo la sentenza definitiva di condanna nel processo contro Alberto Stasi emessa il 12 dicembre 2015 dalla Corte di Cassazione”. Le provette con gli estratti “furono smaltite nelle settimane immediatamente successive, come visibile in alcuni scatti fotografici realizzati nelle giornate del 20 settembre 2016 e del 30 settembre 2016”. Il dato “oggettivamente dimostrabile”, a dire del colonnello Donghi, è che gli eluiti tratti dai reperti dell’omicidio Poggi “non sono più conservati presso questo Reparto e che lo stesso freezer che li conteneva, è stato dichiarato fuori uso con atto datato 29 novembre 2022”. La difesa del condannato prova a puntare il dito contro il capitano del Ris di Parma Alberto Marino, secondo cui “comunque verranno conservati tutti gli eluiti delle tracce (Dna estratto) e messi successivamente a disposizione della autorità giudiziaria al termine di tutte le analisi”, ma il colonnello Donghi precisa ai legali e alla Procura il senso di quella frase che “non poteva intendersi come un impegno a tempo indeterminato ma, piuttosto, da ritenere valido sino alla conclusione del procedimento penale con una sentenza divenuta definitiva”.
Da prassi quando c’è una sentenza definitiva l’autorità giudiziaria procede alla restituzione e allo smaltimento dei reperti, si tratta di un’attività necessaria anche per non pesare sui costi per lo Stato, come dimostra, ad esempio, la scelta di non conservare in freezer, dopo la sentenza definitiva all’ergastolo di Massimo Bossetti, le provette sul caso di Yara Gambirasio. Sul delitto di Garlasco, con un atto depositato il 30 settembre 2021, la Corte d’Assise d’Appello di Milano dispone ed elenca gli oggetti sequestrati da restituire e la distruzione di quelli privi di valore.
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