Caro Amico Ti scrivo

Caro Amico Ti scrivo

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Caro Amico Ti scrivo e non avrei mai voluto farlo per questo triste motivo.
E’ trascorso un anno da quando sei passato ad un’altra dimensione e oggi come in una Tua bellissima canzone vedo la città a malapena un poco per l’emozione e un poco per i disastri che i nostri cari amministratori combinano. Sei stato davvero lungimirante in molte delle tue poesie – canzoni e bisogna dartene atto con rispetto ed ammirazione.    

Mi permetto di chiamarti Amico perché Lo sei. Ci conosciamo da tanto tempo,
dagli anni Sessanta, Tu eri Amico del Mio Babbo, è Lui che ci presentò. Non eri ancora molto famoso ma per noi a Bologna e dintorni eri un mito. Ricordo che avevi un bellissimo Citroen DS, lo Squalo, rosso col tetto bianco e Tu scendevi con disinvoltura da questo macchinone e andavi a trovare una tua cara amica che stava di fronte a dove abitavo allora. A proposito di donne, durante una mitica tournee col Maestrone Francesco Guccini  proprio in Svizzera, eravamo a Bellinzona e nel dopo concerto fummo molto carinamente ospitati in una villa dato che anche d’Estate nella civilissima Svizzera i locali, tranne i night clubs, chiudono prestissimo. Fra gli ospiti c’era una bella signora che portando piatti di spaghetti chiedeva in giro chi era di Bologna. Capitò da me e alla mia risposta affermativa mi chiese se Ti conoscevo.

Io risposi di sì e lei allora mi disse che Ti voleva un sacco di bene e che era stata fidanzata con Te. Spesso Ti si vedeva in giro per questa Città che amavi davvero profondamente, Ti fermavi a parlare con le persone e Ti si vedeva scorrazzare con la Tua Ducati Scrambler 250 o col Tuo Maggiolone Cabrio nero scoperto anche d’inverno e non di rado indossavi un sontuoso Pickelaube, elmo a chiodo tedesco della prima guerra mondiale di cuoio nero con l’aquila imperiale germanica in oro che risaltava subito alla vista. Ho iniziato con le parole di una della Tue canzoni più belle, per me naturalmente, che hai scritto nel 1977 nel periodo dei fatti di Marzo e che fra le righe ma non tanto avevi dedicato a noi pazzi sprasolati e un poco scemi che ci frequentavamo da anni quasi tutte le sere. Appunto la brutta sera dell’undici Marzo piombai da Vito in cerca della mia fidanzata e trovai Te e il Maestrone, Francesco Guccini, seduti al nostro tavolo storico al quale Tu non Ti eri mai seduto. Nel locale non c’era praticamente nessuno e fuori la città era immersa in una atmosfera assai strana, le strade erano deserte e si sentivano in lontananza colpi sordi, sirene della polizia e e rumori di battaglia. Io avevo una fascia che mi cingeva la fronte sulla quale avevo ricevuto un colpo da un calcio di un fucile durante uno scontro con le siddette forze dell’ordine. Finito di raccontare l’episodio mi guardasti e dicesti “ d’ora in poi ti chiamerai Moschetto” e da allora così mi chiamano gli Amici ma anche i nemici. Milly, la fidanzata dell’undici marzo mi ha ricordato molto commossa che venivi a mangiare le lasagne e le tagliatelle fatte da mia Mamma a casa mia dato che c’era pure lei. E’ vero che da parecchi anni eri molto attento alla dieta e alle sigarettozze, ma non per questo disdegnavi un buon piatto di lasagne o tortellini ma anche fette dei salumi tipici della nostra  tradizione abbinati qualche buon bicchiere di vino, bianco un poco frizzante preferibilmente che mescolavi a volte con l’acqua, Ti piaceva fare il mezzo e mezzo ma non disdegnavi qualche calice di buon spumante nostrano, ma non mi risulta che Tu fossi diventato vegano come qualche fesso ha detto in un programma televisivo.

Altro che vegano, carissimo Lucio, sei un Bolognese DOC ! Quel triste personaggio che la sera della Tua scomparsa in un programma di Vespa ampiamente e male raffazzonato, e si vedeva, ha affermato che eri diventato vegano non Ti conosceva proprio per niente. Oltre alla Trattoria Vito che era un poco l’ultima spiaggia dei biassanotte frequentavi il Ristorante dei Cesari in Via Carbonesi, quante serate o notti dopo spettacoli o girovagate come tanto Ti piaceva fare per Bologna che si concludevano da loro mi vengono in mente, e Ti piaceva passare da Franco Rossi che è stato Tuo gradito e grato ospite alle Tremiti e si ricorda con commozione della chiesetta di legno che Tu hai fatto restaurare a Tue spese, sempre generoso, che assieme al fratello chef Lino ha da parecchi anni un apprezzato ristorante nel centro di Bologna citato in un bel libro di John Grisham.

E sei un vanto per questa città sempre più triste e abbandonata a sé stessa. Ho nella mente e nel cuore la memoria della Tua estrema serietà e professionalità, del Tuo rispetto per il pubblico. Ho avuto davvero modo di  apprezzare queste Tue qualità in occasione di una parte di tournee che feci con Te presente il grande Renzo Cremonini.

Mi sembra ieri quando Ti portai il Tuo sax prediletto che avevi dimenticato a casa e che io prelevai da Via del Cane e portai all’aeroporto con l’aereo che aveva rimandato il decollo in occasione della tua prima tournee americana, e il tutto con la scorta della polizia che avevo seminato sfrecciando e sgommando verso Borgo Panigale con la Jaguar blu notte di Renzo. Oppure quando sempre con la Jaguar venni a prenderti a Milano al Tuo ritorno dall’America con la quale seminammo in autostrada l’Espace sponsorizzata degli Stadio. Oppure quella volta che Ti portai sempre il Tuo sax preferito a Montecatini perché la sera eri l’ospite d’onore in un programma di Pippo Baudo e non potevi farne a meno, e io divorai l’autostrada avvisato all’ultimo momento per portartelo in tempo. Rimane a tutti noi il Tuo immenso talento di polistrumentista quasi autodidatta, la Tua voce straordinaria da tenore leggero che Ti ha permesso di cantare pezzi d’opera ed il Tuo pubblico che non ha età e confini. E poi le regie, le direzioni d’orchestra, le videoclips alle quali facevi partecipare come a una grande festa gli Amici, me compreso, le innumerevoli produzioni ed i tanti talenti scoperti e prodotti.

La Tua passione per l’Arte, le Tue parti d’attore nei films dei Fratelli Taviani, l’aiutare in silenzio tante persone. La mitica tournee Banana Republic con De Gregari e Ron, dalla quale scaturirono le superbe  Cosa sarà, Pablo e Come fanno i marinai, ma sono poi tante le magnifiche canzoni che hai regalato, fin dai primi dischi, 1999, Terra di Gaibola, Il giorno aveva cinque teste e Anidride solforosa proseguendo con i pezzi scritti con Roberto Roversi, mi viene subito in mente Nuvolari e ne dimentico tante..

In virtù del fatto che nella tua tenuta di Milo alle falde dell’Etna producevi lo Stronzetto dell’Etna appunto ma soprattutto perché la stima era immensa organizzammo una serata di gala nel corso della quale, alla presenza di alcune persone a me molto care quali Neria Rondelli, Piero Valdiserra, Angelo Concas ed Ettore Bellucci, con grande piacere Ti attribuimmo il titolo di Sommelier ad Honorem. E le tantissime persone che hai aiutato in silenzio e nell’ombra senza tanti strombazzamenti Ti avranno nel cuore come tutti quegli artisti che hai incoraggiato e sostenuto fino ad aprire a Bologna in Via dei Coltelli, vecchia sede della Fonoprint, una galleria d’arte denominata NoCode.

Sono incredulo e sconcertato, mi sento scarico, mi mancherà la Tua maniera sconsiderata di giocare a Tressette che aveva comunque un suo modo geniale
e fuori dalle regole di essere come eri Tu.
Sei una delle poche persone che mi hanno veramente aiutato quando ho avuto dei problemi senza chiedere nulla in cambio
e questo non me lo potrò mai scordare.

Umberto Faedi

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Umberto Faedi

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