Tribuna

Ancora grandi problemi per i rifornimenti di grano

Ancora grandi problemi per i rifornimenti di grano

Ancora grandi problemi per i rifornimenti di grano

Entro il 18 novembre dovrebbe essere rinnovato l’accordo per far uscire il grano dal porto di Odessa. 

E comunque quel giorno l’accordo cesserà e non si sa ancora se verrà rinnovato. 

La Russia lo ha bloccato momentaneamente a causa dell’attacco di droni e mini sommergibili usati per colpire la flotta russa di base a Sebastopoli in Crimea. 

Milioni di tonnellate di grano sono quindi ferme sulle banchine. 363 navi hanno trasportato per questa iniziativa da Luglio il grano verso Europa, Africa, Asia e America Latina. 

Nonostante la rottura dell’accordo in questi giorni una ventina di navi cargo per un totale di circa 2 milioni di tonnellate di grano a bordo sono partite dal porto di Odessa. 

Le nazioni più a rischio che dipendono dal grano ammassato nei silos sono Egitto, Libano, Libia, Sudan, Tunisia e altre nazioni del Mediterraneo e dell’Africa. 

In Asia per India e Pakistan la situazione non è migliore. 

Con una popolazione complessiva di oltre un miliardo e 700 milioni di abitanti questi due stati dipendono per il 50 % del fabbisogno da quel grano fermo ora a Odessa. 

L’Indonesia e il Bangladesh sono nella medesima situazione di dipendenza. 

La Russia è la nazione al mondo che esporta più grano mentre l’Ucraina figura al sesto posto.

 Proprio alla vigilia della guerra Russia e Ucraina si apprestavano ad avviare la semina dei cereali che con la situazione che si è determinata non è partita. 

Si stima che complessivamente ci siano 13.5 milioni di tonnellate di grano e 16 di mais pronti per l’esportazione. 

La situazione dell’Italia al momento è ancora buona, dell’Ucraina arrivava circa il 3 % di grano tenero adatto per la panificazione e il 15 % di mais destinato alla alimentazione degli animali. 

Questo ultimo dato unito alla interruzione dell’arrivo da Russia e Ucraina di fertilizzanti per i foraggi sta preoccupando il settore italiano dell’allevamento, unito all’aumento disastroso delle bollette energetiche. 

I pastifici industriali non risentono ancora delle conseguenze del conflitto. 

L’Italia importa grandi quantità di grano duro che viene adoperato per confezionare la pasta, piatto base per gli Italiani. 

La guerra ha causato un aumento del prezzo del grano e di conseguenza delle confezioni delle varie tipologie di pasta italiana. 

Anche se indagini indipendenti purtroppo hanno dimostrato che molte aziende anche assai note non producono pasta solo con grano duro italiano. 

Pur recando sulle confezioni diciture tipo “ottenuta esclusivamente da grani duri italiani” in realtà vengono prodotte usando principalmente grano duro definito Manitoba dal grande Pellegrino Artusi. 

Il Manitoba arriva in Italia in grandi navi mercantili dalla omonima regione del Canada e da Minnesota, Montana e Nord Dakota.

 Purtroppo questo grano duro è contaminato dal famigerato glifosato che in Canada e negli Usa non è vietato per scopi alimentari. 

Viene impiegato per essiccare le piante ed impedirne la germinazione ma come ben sappiamo è altamente nocivo per la salute. 

Quando si acquistano confezioni di pasta o altri prodotti alimentari compresi i vini bisogna controllare attentamente le etichette e non fidarsi ciecamente delle pubblicità.  

Umberto Faedi 


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