Stile e Società

Anche in Cina si beve romagnolo “Tot i dè”

Dopo Giappone e Corea del Sud, anche in Cina è arrivato il vino romagnolo, insediandosi con il marchio “Tot i de” (espressione romagnola che significa “tutti i giorni”).

A Xiamen è stato da poco aperto il quinto Wine Bar “Tot i dè” del Gruppo Cevico, inaugurato alla presenza di Marco Nannetti (riconoscibile nella foto di testa dell’articolo), il quinto locale nell’Estremo Oriente nel giro di pochi anni dopo Hiroshima, Tokyo e i due di Seul.
I wine bar “Tot i dè” sono frutto di un accordo del Gruppo Cevico con partnership governative e mirano a proporre ai consumatori asiatici l’ampia gamma dei propri vini, ben 22, del gruppo cooperativo romagnolo unitamente ai prodotti alimentari d’eccellenza dell’Emilia Romagna.

Per fare apprezzare la grande qualità dei vini romagnoli ad un giusto prezzo, Il-Gruppo-Cevico-inaugura-il-Wine-Bar-“Tot-i-de”-a-Xiamen-in-Cinale location sono pensate come ambienti dove la gente si senta invitata ad entrare: eleganti e nel contempo sobri, non esclusivi.
Anche nel wine bar di Xiamen chef blasonati terranno corsi di cucina, con eventi di degustazione enogastronomica e momenti artistici, dove l’essenza del territorio di Romagna si confronterà con la cultura e l’enogastronomia cinese, come avviene nei locali “Tot i de” nipponici e coreani.

La filosofia del progetto è contenuta nel nome: binomio vino-asia-cinafare del consumo del vino in Cina un uso giornaliero informale e tuttavia ‘consapevole’, e nel contempo sperimentare il connubio con l’arte culinaria orientale.

Tuttavia, i primitivi abitanti di quello che diventò il Celeste Impero già conoscevano la vite (all’inizio la ‘vitis silvestris’, spontanea e selvatica, poi la ‘vitis vinifera’, la variante coltivata) e di conseguenza il prodotto della fermentazione delle uve, come conoscevano il succo fermentato del riso o di altre bacche o frutti. Al pari di tutte le antiche civiltà, il succo d’uva entrava soprattutto nei riti religiosi e sempre riservato alle alte sfere della società.
È il caso di ricordare che, a livello commerciale, il vino in Cina fu prodotto per la prima volta nel 1892, con viti importate dalla California e, paradossalmente, il pubblico a cui era destinato era quello occidentale. Con l’avvento di Mao, di vino non si parlò per molto tempo. Si tornò a sperimentarne la produzione negli anni Ottanta del 1900, ed oggigiorno la Cina è il settimo produttore mondiale di vino e il quinto paese per consumo, nonostante il vino rimanga concepito come un prodotto di lusso nel mercato interno.

Il Gruppo Cevico, da oltre 50 anni una grande realtà cooperativa Logo Gruppo Cevico dei Romagnolidella Romagna con sede a Lugo di Ravenna, e collegamenti in altre regioni, associa 23 Marchi. Il Gruppo Cevico si colloca tra i maggiori esportatori italiani di vino nel mercato internazionale, che ha fatto registrare un +13% sul fatturato.

“Raddoppiare le esportazioni del vino italiano in Cina” è stata la dichiarazione d’intenti del Console Generale d’Italia a Shanghai, Stefano Beltrame, in visita ad Expo Milano 2015 per la “Shanghai Week” e a “Vino – a Taste of Italy”.

Grazie a formazioni di produttori come il Gruppo Cevico, l’Italia è il quinto Paese esportatore verso il mercato della Cina, dopo Francia, Australia, Cile e Spagna, mentre negli ultimi dieci anni aveva visto ridursi la propria quota di mercato dal 14,2% del 2001 al 6,5% del 2011. Secondo i dati forniti alla “Shanghai Week” dell’Expo, l’Italia da gennaio a giugno 2014 ha esportato oltre 8,5 milioni di litri, facendo segnare un +6,2% sullo stesso periodo 2013. Segnali incoraggianti vengono dal primo trimestre 2015 che ha visto il nostro export balzare in avanti del 14,3%.

Maura Sacher


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