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Amarone: guerra contro le modifiche del disciplinare di produzione

La parola “guerra” viene evocata nelle notizie sulla decisione della «Associazione Famiglie dell’Amarone d’arte», rappresentata dalla Presidente Marilisa Allegrini, del proprio immediato ritiro dal Tavolo di concertazione con il Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Il comunicato è scaturito dalla presa di conoscenza che si voglia modificare l’articolo 3 del disciplinare di produzione eliminando la differenziazione del marchio Doc sulle delimitazioni delle zone produttive tra classica, doc e Valpantena, in sostanza non diversificando i vigneti impiantati in terreni freschi e quelli di fondovalle.

Le 12 Famiglie dell’Amarone, che esportano 85% della produzione all’estero, principalmente in Canada, Svizzera, Usa Svezia e Germania (circa 140mln di euro il fatturato annuale complessivo), radunatesi in associazione nel 2009 con la specifica finalità di tutelare le qualità dell’Amarone, premono che nella prossima assemblea del 10 maggio indetta dal Consorzio si aggiunga invece una specifica declaratoria che differenzi  la collina dalla pianura. Tale differenziazione, come ha detto il vice presidente Stefano Cesari, è già contenuta nella Carta Angelini del 1998: “Delimitazione dell’area a più alta vocazione viticola”.

«La verità – spiega Sandro Boscaini, responsabile del Tavolo per le Famiglie dell’Amarone – è che, nonostante le nostre rivendicazioni, la politica di gestione non tiene più conto delle zone vocate e si adegua solo a minimi parametri di legge, a tutto svantaggio della riconoscibilità di uno dei vini simbolo del made in Italy nel mondo».

m.sacher@egnews.it


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