Allarme per la campagna della campagna mancano braccia

Allarme per la campagna della campagna mancano braccia

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La primavera dilaga in campagna e già molti prodotti necessitano di essere raccolti.

E qui cominciano i problemi. In Italia sono un milione e centomila i dipendenti impiegati nell’agricoltura.

La quota più numerosa, 97 %, è costituita dagli operai ed il restante 3 % sono impiegati, quadri e dirigenti.

Le aziende agricole che assumono lavoratori sono quasi 188.000 e costituiscono circa il 30 % di quelle iscritte alle camere di commercio.

Le associazioni di categoria quali Confagricoltura sono seriamente preoccupata a causa della situazione attuale.

Il blocco della circolazione causato dalla quarantena unito al fatto che molte persone sono rientrata nelle nazioni di origine fa sì che non sia facile reperire lavoratori.

La raccolta degli asparagi è imminente così come per altri ortaggi e per la frutta pre estiva come le ciliegie.

Occorrono circa 300.000 braccianti, così si definivano fino a non tanti anni fa.

Alle ministre del lavoro e della agricoltura è stato richiesto di attuare urgentemente strumenti governativi per facilitare l’assunzione di manodopera italiana.

Cassaintegrati, studenti, disoccupati e fruitori del reddito di cittadinanza potrebbero usufruire dei vouchers.

Ma i sindacati sono contrari,  propongono l’assunzione temporanea stagionale che per alcuni potrebbe diventare in seguito definitiva.

Per i lavoratori stranieri il ministero dell’interno ha prorogato al 15 Giugno tutti i permessi di soggiorno in scadenza tra il 31 Gennaio e il 15 Aprile.

Ma moltissimi lavoratori provenienti soprattutto dai paesi dell’Est Europa hanno paura a tornare o venire in Italia.

I sindacati propongono una sanatoria per i tantissimi che lavorano in nero e senza i quali non arriverebbe quasi nessun ortaggio o pochissima frutta sulle nostre tavole.

La UE deve favorire tramite corridoi il transito attraverso nazioni che frappongono ostacoli ai lavoratori che vogliono tornare e di altri che hanno già contratti.

Il problema non riguarda solo l’Italia, bensì tutti i paesi agricoli della UE.

Occorrono complessivamente quasi un milione di persone e serve un nuovo decreto flussi che consenta al settore agricolo di impiegare lavoratori non comunitari.

In Italia il 10 % dei lavoratori agricoli sono impiegati a tempo indeterminato e l’altro 90 % sono a tempo determinato.

Le regioni del Sud assorbono oltre il 55 % dei braccianti, dei quali l’82 % impiegati nelle produzioni vegetali, il 10 % nelle attività accessorie e l’8 % nella zootecnia.

Per le produzioni vegetali i comparti più importanti sono l’ortoflorovivaistico (25 %), il settore vitivinicolo (21 %) e quello frutticolo (20 %).

Nei campi soprattutto al Sud ci sono moltissimi africani irregolari, nelle vigne del Centro Nord rumeni, polacchi, slavi, russi delle varie repubbliche, macedoni, mentre nel settore zootecnico che ha il suo fulcro nella Pianura Padana nelle stalle e nei prosciuttifici ci sono gli indiani, soprattutto Sikh. 

Umberto Faedi  

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Umberto Faedi

Vicedirettore

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