Punti di Vista

Alitalia rischia di precipitare davvero

In un momento nel quale le brutte notizie aviatorie si rincorrono uno spiraglio di luce perlomeno per l’industria aeronautica viene dalla notizia che la Compagnia Aerea Emirates ha ordinato 50 Super Jumbo A 380 e 150 Boeing 777 K mentre Etihad acquisterà 87 Airbus per collegamenti a medio raggio,  50 A 350 XVB e 50 Boeing 777 K.



Il valore totale per Airbus e Boeing ammonta a circa 150 miliardi di dollari cifra che per l’asfittica industria aeronautica internazionale e per l’europea Airbus che non aveva ancora ricevuto nel 2013 fino ad oggi nemmeno una commessa rappresenta veramente una manna dal cielo. Attualmente i vari emirati e sultanati del cosiddetto golfo sono forse tra i pochissimi stati che possono investire e spendere cifre così ragguardevoli , è una specie di rivincita nei confronti dei paesi della vecchia Europa colonialista e oppressiva.



Questa buonissima notizia fa da contraltare alla sempre più drammatica situazione di Alitalia. Air France KLM ovverossia i nostri amati odiati cuginastri d’Oltralpe che hanno fatto comunella con i piatti Frisoni non hanno sottoscritto il necessario aumento di capitale e pare che l’apporto di un paio di banche unito all’intervento di Poste Italiane non riesca a garantire il futuro  della storica Compagnia Aerea nazionale.

E i crucchi cosa fanno?


Lufwaffe, pardon Lufthansa mantiene un nordico silenzio, anche se a me sembra che faccia come gli Stukas del feldmaresciallo Goering che volteggiavano in alto aspettando il momento di scendere in picchiata e fare un sol boccone di quello che resterà della nostra gloriosa azienda.

Gli algidi ex sovietici di AEROFLOT sono così silenti ed imperturbabili che sembrano proprio non interessati ad alleanze, compartecipazioni ed acquisizioni. 

E’ pur vero che la Grande Madre Russia in questi giorni deve misurarsi con l’ennesima sciagura aerea e il Piccolo Padre Putin ha qualche orso da pelare con quest’ultimo incidente anche se a precipitare rovinosamente al suolo non è stato un arrugginito e bollitissimo Antonov e nemmeno uno sgangherato Tupolev ma un Boeing. 

Si riparla per adesso nei corridoi e ufficiosamente di esuberi e prepensionamenti e i sindacati hanno già lanciato segnali di allarme, mentre non si parla delle liquidazioni più che generose a ex soci CAI, dirigenti e liquidatori dei vari settori della azienda. Importi da nababbi ma tanto a pagare  sono sempre i soliti, a Venezia dicono che paga Pantalone e Pantalone siamo  tutti noi. 

Speriamo di non vedere in volo con le insegne e le livree nazionali qualche Savoia Marchetti SM 79 soprannominato Il Gobbo Maledetto riesumati da oscuri e dimenticati hangars, quelli con le ali in tela cerata di fantozziana memoria.

Ovviamente è un paradosso ma auspico che la compagnia di bandiera non sia costretta ad alzare bandiera bianca e che dopo la triste parentesi durata alcuni lustri di gestione da parte di ministri poco o pochissimo competenti in materia di turismo e salvaguardia del nostro sterminato patrimonio artistico che é oltre che il vanto del nostro malandato paese il volano prezioso per l’industria turistica, arrivi un gruppo di persone coscienti e competenti che sappiano trarre benefici per tutti gli attori del comparto e per l’economia dell’Italia. 



Abbiamo tutti ancora presenti le tristissime immagini dei crolli di Pompei con il ministro Bondi che anziché pensare a come fronteggiare l’emergenza andava nelle trasmissioni televisive vestito di tutto punto a leggere poesie dedicate a Berlusconi e a domande sulla situazione non sapeva come replicare. Non sempre la poesia paga. 

Per quanto concerne il rapporto aeroporti italiani – turismo che costituisce un unicum imprescindibile al giorno d’oggi per il rapido spostamento di migliaia di vacanzieri più o meno organizzati e turisti fai da te non ci sono molte novità.

Con la comparsa sul mercato dei voli aerei delle cosiddette compagnie low cost da una quindicina d’anni  molti si sono potuti permettere vacanze che altrimenti avrebbero continuato a sognare di poter fare per tutta la vita. 



I nostri aeroporti classici hanno visto incrementare il numero dei passeggeri che si trasformano in turisti provenienti soprattutto dalla ex Unione Sovietica, dalla Cina e dal Giappone, ma sembra che non sia bastato questo flusso abbondante di vacanzieri se pensiamo alla crisi del Federico Fellini, l’aeroporto di Rimini. 

Ma come fa ad essere in crisi l’aeroporto della città più vacanzieri oserei dire d’Italia?


E’ pur vero che alcune compagnie diciamo economiche spesso non partono dagli hub principali, non hanno aerei comodi e bisogna non esagerare con i bagagli se no si pagano costosi sovrapprezzi ma un aeroporto come fa ad entrare in crisi come ad esempio quello di Forlì, gettonatissimo e strategico? 

Viene da pensare che oltre alla palese incompetenza di chi deve gestire il nostro patrimonio monumentale, artistico e paesaggistico ci sia veramente una grande malafede nel gestire i soldi pubblici destinati a supportare le iniziative e la logistica per attirare in Italia sempre più persone da convogliare nel comparto turistico che, mi ripeto, se ben gestito sarebbe una voce assai importante e positiva per lo sgangherato bilancio dello stato.
Umberto Faedi


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Umberto Faedi

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