Punti di Vista

La pubblicità si paga, anche se è mascherata

Proprio in questi giorni stiamo facendo una campagna promozionale per sostenere economicamente i nostri giornali, vendendo spazi banner, spazi publi-redazionali, organizziamo eventi e ci concentriamo a fare informazione per i nostri affezionati lettori ed è a questi che ci rivolgiamo.

Nel mondo enogastronomico ci sono aziende piccole, medie e grandi; i piccoli cerchiamo di farli crescere, facendo degustazioni dei loro prodotti in maniera da segnalarle al nostro pubblico, certi vini che altrimenti non si potrebbero mai trovare fuori dal territorio d’origine. Una delle nostre funzioni è proprio questa di far conoscere realtà difficilmente note.

Poi ci sono le grandi realtà che proprio per le dimensioni che hanno si dotano di persone che curano la loro immagine, ovviamente fanno tutte le operazioni per la massima visibilità delle aziende stesse.

Infine ci sono aziende che non possono assumere personale interno e si affidano a uffici stampa esterni, questi ultimi non potendo vivere con una sola azienda ne prendono tante e cosa fanno?
Mandano i comunicati ai nostri giornali, mascherando la pubblicità con notiziole infime, del tipo: ” A Timbuctu il tale ha vinto il premio miglior cuoco per la sua ricetta grazie alla birra xyecc”.

Nelle nostre redazioni dobbiamo perdere tempo per leggere queste false notizie, in realtà è un modo per fare pubblicità al prodotto.
Faccio una domanda: qual è la notizia che il cuoco è il migliore o la birra che sponsorizza?
La domanda che segue: è pubblicità o informazione?

Molti di questi giornalisti si scandalizzano perché non pubblichiamo tutte le loro notizie, la risposta è che sono ben farcite di pubblicità di prodotti specifici in più sono di aziende che si possono permettere di pagare la loro pubblicità e diventano “Publiredazionali a pagamento”.

La prossima volta che inviate un pezzo che di giornalismo non ha nulla, ricordate che abbiamo anche la pazienza di leggere i vostri scritti.

La redazione


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Redazione

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