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Nicole Minetti, giudici prendono atto della grazia: “Non deve scontare la pena”

(Adnkronos) –
Arriva la parola fine sul caso giudiziario che riguarda Nicole Minetti. Il Tribunale di Sorveglianza – presieduto da Marcello Bortolato – nell’udienza (a porte chiuse) dedicata all’affidamento in prova ai servizi sociali ha pronunciato il “non luogo a deliberare”, cioè l’ordinanza di decadenza del titolo esecutivo e il venir meno della materia del contendere, in seguito al provvedimento di grazia concesso dal presidente della Repubblica.
 

“Non luogo a provvedere perché la grazia sospende la pena e quindi la misura alternativa non può essere concessa”. E’ stata questa, in sintesi, la richiesta della sostituta procuratrice generale di Milano Valeria Marino, davanti al Tribunale di Sorveglianza, nell’udienza dedicata all’affidamento in prova ai servizi sociali. Una richiesta a cui si è associata la difesa, rappresentata dai legali Antonella Calcaterra e Pasquale Pantano, e su cui il Tribunale presieduto da Marcello Bortolato si è riservato.  

L’udienza a porte chiuse è durata esattamente quattro minuti, nessun accenno al nome Minetti nella lunga lista delle udienze iniziate alle 9 di mattina che campeggia sulla porta dell’aula al piano terra del Palazzo di giustizia. Sono bastati due minuti alla Procura generale di Milano per chiedere al Tribunale di Sorveglianza “il non luogo a provvedere” perché la grazia concessa dal Presidente della Repubblica “sospende la pena” e “non c’è più la materia del contendere”.  

Il provvedimento di clemenza ha di fatto “revocato l’ordine di esecuzione e quindi non luogo a provvedere sulla domanda di affidamento” aveva spiegato l’avvocata Calcaterra. La difesa, nell’udienza a porte chiuse, si è associata alla richiesta della sostituta pg Marino.  

A inizio del 2015, Nicole Minetti aveva presentato un’istanza di grazia al capo dello Stato motivata dalla necessità di assistere il figlio adottivo in Uruguay affetto da gravi problemi di salute. L’atto di clemenza concesso da Sergio Mattarella lo scorso 18 febbraio per motivi umanitari, aveva creato polemiche e dibattito e ha anche imposto un approfondimento investigativo dopo le notizie diffuse dalla stampa. Dopo le recente verifiche da parte della Procura generale di Milano, il Quirinale ha confermato il parere favorevole. 

La Camera penale di Milano manifesta il proprio “disappunto” per il pezzo pubblicato lo scorso 5 giugno dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio che, nella lettera indirizzata alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, “svolge un attacco scomposto al lavoro del suo ufficio e, quel che è peggio, mette in discussione la stessa funzione e la relativa procedura di un istituto costituzionalmente previsto come quello della grazia e, non ultimo, mostra – anche questa non è una novità – disprezzo per il ruolo della difesa” si legge nella nota.  

“Non entriamo certo nel merito della vicenda, sulla quale, secondo una prassi ormai dilagante, s’intrattengono invece quotidianamente molti canali social e alcuni media, che pretendono di sostituirsi a chi è istituzionalmente chiamato, ciascuno nel proprio ruolo, ad esercitare la delicatissima funzione giurisdizionale e, quanto al caso di specie, quella altrettanto complessa di valutare la meritevolezza di un provvedimento di clemenza”. Da tempo “denunciamo questa deriva, che travolge, oltre ai fragili equilibri della Giustizia, persone e istituzioni, senza arrestarsi nemmeno di fronte ad una prerogativa costituzionalmente riconosciuta al Presidente della Repubblica”. 

Per il Consiglio direttivo della Camera penale milanese “è un tema innanzitutto culturale su cui, oggi come in futuro, noi operatori di giustizia siamo chiamati ad interrogarci e, ciascuno secondo la propria prospettiva e le proprie possibilità, ad intervenire, per contrastare un tale genere di scomposte invettive che mettono indebitamente in discussione il ruolo stesso della giurisdizione”. 

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cronaca

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