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La (r)evolution dei “Teroldego Boys”

La (r)evolution dei "Teroldego Boys" E' la sfida lanciata da una pattuglia di giovani vignaioli (undici per la precisione in rappresentanza di

La (r)evolution dei “Teroldego Boys”

La cartolina manifesto con il logo dei Teroldego Boys

E’ la sfida lanciata da una pattuglia di giovani vignaioli (undici per la precisione in rappresentanza di nove cantine della Piana Rotaliana) per rivalutare il “principe” dei vini trentini.

Due scuole di pensiero, due stili, due interpretazioni. Tradizione o (r)evolution? E’ il guanto di sfida di una pattuglia di giovani vignaioli (undici per la precisione in rappresentanza di nove

Lisa Maria Endrici, contitolare della Cantina Endrizzi, brinda con un calice di Teroldego

cantine della Piana Rotaliana) che intendono rilanciare in Italia e nel mondo l’immagine di Sua Maestà il Teroldego, il principe dei vini trentini. Un grande vino rosso al quale nel 1971 fu conferito, primo in Trentino, il riconoscimento ufficiale della Doc (denominazione d’origine controllata). 

La leggenda vuole che il Teroldego sia nato dal sangue di un drago, il mitico basilisco di Mezzocorona ucciso dal conte Firmian, che pagò il suo gesto con la vita rimanendo per sempre muto. Immagine, quest’ultima, ripresa dallo storico Paolo Diacono che nella Historia Langobardorum definisce il Teroldego “un vino così mistico e misterioso che fa rimanere muti”. Espressione usata anche da Michelangelo Mariani, il cronista del Concilio di Trento (1545-1563) che esalta il Teroldego come “il principe dei vini trentini, un vino muto che fa parlare”. 

Cesare Battisti definì la Rotaliana “il giardino vitato più bello d’Europa”

Elisabetta Donati, una delle tre reginette dei Teroldego Boys

Mario Soldati lo definì “un vino sublime con un sapore caratteristico riconoscibile tra mille”. Nasce su un’ampia distesa di vigneti che affascinò Goethe nel suo viaggio in Italia e che il geografo irredentista trentino Cesare Battisti definì “il giardino vitato più bello d’Europa”. 

Ribattezzato in epoca asburgica “Tirolergold” (l’oro del Tirolo), il Teroldego ebbe uno straordinario sponsor alla corte di Vienna ed in particolare nella figura dell’imperatore Francesco Giuseppe che amava questo vino possente e vigoroso, ideale per accompagnare i piatti di selvaggina da lui stesso cacciata.

Quella pattuglia di giovani viticoltori rigorosi custodi del territorio

Il presidente dell’Associazione Teroldego Evolution Francesco De Vigili

Abbiamo titolato questo servizio: “La (r)evolution dei Teroldego Boys” con quella “r” volutamente messa tra parentesi. Spieghiamo il perchè. Meglio, ce lo hanno spiegato gli undici “Teroldego Boys” dell’associazione presieduta da Francesco De Vigili nel corso di una piacevole serata conviviale al Ristorante “Pineta” di Tavon tra un tagliere di salumi, formaggi,  “tortei” di patate, un assaggio di ravioli della casa e una spettacolare carrellata di carni locali e internazionali (squisite). Il tutto accompagnato dai vini della monumentale cantina di Andreas Sicher.

Martina Togn, contitolare dell’azienda vinicola Gaierhof di Roverè della Luna

Trentacinqe anni è l’età media dei “Teroldego Boys”. Citiamoli: oltre al presidente Francesco De Vigili, Giulio de Vescovi Ulzbach, Elisabetta Donati, Paolo Dorigati, Daniele e Lisa Maria Endrici, Emilio Foradori Zierock, Andrea e Giulio Martinelli, Martina Togn, Rudy Zeni.

Si definiscono “giovani viticoltori liberi”, rigorosi custodi del territorio. Consapevoli dello straordinario patrimonio ereditato dai nonni e dai padri, hanno deciso di fare fronte comune con l’obiettivo (la loro è una vera e propria missione) di valorizzare e innalzare la qualità del Teroldego del Campo Rotaliano. Credono che soltanto condividendo la stessa passione, unita alle conoscenze agronomiche ed enologiche, si potranno raggiungere i risultati sperati.

Le finalità dell’Associazione: “Valorizzare un vitigno dalla storia gloriosa”

Un’immagine panoramica della distesa di vigneti della Piana Rotaliana

“Crediamo – hanno spiegato – nella cultura del nostro territorio, che coltiviamo pensando al presente e al futuro, a noi e agli altri. Il vino Teroldego ne è il frutto più nobile. Attraverso il confronto e la sinergia puntiamo alla crescita e alla valorizzazione di questo vitigno unico e dalla storia gloriosa.

Le finalità dell’Associazione sono sostanzialmente tre: 1) Attuare un processo di rilancio del vitigno autoctono trentino per eccellenza: il Teroldego. 2) Valorizzare ogni aspetto inerente la produzione e la commercializzazione del prodotto, in un’ottica inclusiva secondo la quale ogni processo assume fondamentale importanza. 3) Migliorare e migliorarsi attraverso condivisione, ricerca e confronto.

Aziende piccole e di medie dimensioni, sono una garanzia per il futuro

Alcuni grappoli di Teroldego baciati da sole a pochi giorni dalla vendemmia

Con piacere, durante l’incontro conviviale, ho potuo constatare che in un mondo, quello vitivinicolo, spesso litigioso – e non mi riferisco solo al Trentino – il gruppo dei “Teroldego Boys” ha dimostrato un grande affiatamento ed unità di intenti legati ad una visione lungimirante che sicuramente avrà effetti positivi sugli sviluppi del progetto. 

Un progetto che punta ad una evoluzione ragionata più che ad una rivoluzione che scardini il sistema. E i nomi delle nove aziende coinvolte (aziende piccole e di medie dimensioni, ma dalla storia prestigiosa, guidate da giovani e giovanissimi che affiancano in alcuni casi i genitori) sono una garanzia per il futuro.

Troppo permissivo il disciplinare di produzione della Doc Teroldego

Un bellissimo grappolo di Teroldego Doc della Piana Rotaliana

Uno dei risultati più importanti raggiunti dall’Associazione (se ne discuteva da moltissimi anni senza mai arrivare ad una conclusione) è statao raggiunto con la sottoscrizione di un rigido disciplinare di produzione, che ha carattere cogente per tutti i componenti del gruppo. 

Consapevoli di non essere rappresentati e tutelati dal disciplinare di produzione attualmente in vigore, uno dei più permissivi d’Italia (con rese di 170 quintali per ettaro con possibilità di sforare di un ulteriore 20%), i “Teroldego Boys” hanno deciso di impegnarsi per cambiare le carte in tavola.

“Un grande vino – sostengono – nasce nel vigneto prima che in cantina. Ormai è risaputo e per questo abbiamo stilato un disciplinare di produzione che va nella direzione dell’equilibrio e dell’ecosostenibilità. Non si tratta solo di numeri, ma di rispetto del suolo e di valorizzazione del territorio”. Parole sante.

A questo punto è a loro, ai “Teroldego Boys”, che spetta il compito di raccogliere il guanto di sfida puntando, sempre nel solco della tradizione, su pratiche agronomiche sostenibili nel vigneto e tecnologie rispettose dell’ambiente in cantina, per valorizzare ancor più quel paradiso che è la Piana Rotaliana e quel vino che Gino Veronelli esaltò come “patrimonio non solo del Trentino, ma dell’enologia italiana”. In alto i calici. E lunga vita al Teroldego. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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