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Tempo di Panettoni

Tempo di Panettoni Le festività natalizie ci portano ogni anno consuetudini, riti, cibi e bevande diventati tradizionali.

Tempo di Panettoni

Le festività natalizie ci portano ogni anno consuetudini, riti, cibi e bevande diventati tradizionali.

Questo infausto 2022 forse vedrà un Natale più sobrio con la crisi economica che già attanagliava gli italiani già da prima della guerra. 

La crescente l’inflazione nonché una povera manovrina di un governicchio di destra non solo a livello economico prospettano un periodo festivo più magro.

 Dicembre è il mese del panettone. 

Artigianale, industriale o di pasticceria sarà presente su molte tavole in Italia e all’estero. 

Dario Loison, la moglie Sonia e il figlio Edoardo brindano con Ellen Hidding

Sicuramente ha avuto origine a Milano e ci sono varie versioni sulla sua lontana origine. 

La versione più accreditata è quella che fa risalire l’origine alla vigilia del Natale del 1495 alla corte del Duca Ludovico Maria Sforza alias Ludovico il Moro. 

La corte è riunita per i festeggiamenti e le cucine di palazzo nonché il personale sono molto impegnati a preparare le varie portate. 

Il capo cuoco chiede ad un giovane tuttofare di nome Toni di seguire la cottura del dolce previsto per il fine pasto. 

Il giovane però purtroppo si addormenta e il dolce si abbrustolisce e non può essere servito. 

Il capo cuoco è praticamente disperato ma si ricorda di aver preparato un dolce per i suoi amici utilizzando gli avanzi dell’impasto fatto per il pane. 

Aveva aggiunto burro, uova, uvetta passa e canditi. 

Lo propone al duca e ai suoi ospiti che apprezzano tantissimo il dolce che viene battezzato “El pan de Toni” in lingua meneghina. 

Col trascorrere degli anni e dei secoli il dolce e la ricetta si diffondono in tutta Italia e il nome si trasforma da “pan de Toni” in panettone. 

E dallo stesso periodo arriva una seconda versione ambientata sempre alla corte del Duca Ludovico Maria Sforza. 

Un ragazzo che si chiama Ughetto figlio di un dignitario ducale si innamora di una giovane e bella fornaia. 

Si fa assumere nella bottega del papà e per incrementare le vendite arricchisce il pane con burro, uova, zucchero e pezzettini di cedro candito. 

Il pane arricchito ha un grande successo e così i due ragazzi si sposano. 

La terza storia ha come protagonista una suora di nome Ughetta che per rallegrare il Natale delle consorelle aggiunse all’impasto del pane le solite uova, il burro, lo zucchero e il cedro candito. 

Singolare il nome dei protagonisti delle due storie. 

Ughet nella lingua meneghina significa infatti uvetta.

 Le leggende metropolitane sono appunto leggende. 

La prima testimonianza scritta riguardante il panettone risale al 1606 quando il primo dizionario Milanese – Italiano riporta il termine “Panaton” definendolo “pane grosso che si suole preparare per il giorno di Natale”. 

Etimogicamente panettone equivale a grande pane. 

Pietro Verri nella sua “Storia di Milano” edita negli anni tra il 1782 e il 1799 riporta la tradizione dei tre grandi pani spezzati dal patriarca e distribuiti ai familiari. 

Il panettone è strettamente legato alle tradizioni medioevali. 

In occasione delle feste natalizie si preparavano pani arricchiti che venivano serviti a fette dal capofamiglia ai propri commensali. 

Il vocabolario Milanese – Italiano curato da Francesco Cherubini edito in varie stampe tra il 1839 e il 1856 cita “Panaton o Panaton de Natal, pane di frumento addobbato con uova, burro, zucchero e uva sultana”. 

In molti acquistano più versioni e rivisitazioni fantasiose del panettone. Io rimango affezionato a quello classico. 

Umberto Faedi


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Redazione

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