Un occhio sul mondo

31 Dicembre brutto giorno per i formaggi e pasta italiana

Il 31 Dicembre sarà un brutto giorno per i nostri formaggi e per la pasta italiana

Il 31 Dicembre del 2021 sarà veramente un giorno nefasto per questi due alimenti che rappresentano ottimamente il Made in Italy.

Quel giorno decadrà l’obbligo di etichettatura della origine del latte utilizzato per produrre i formaggi italiani.

Un pericoloso passo indietro dopo anni passati a evidenziare la correttezza e la trasparenza delle filiere e delle produzioni provenienti da tutte le regioni italiane.

Si darà così la possibilità di rimettersi in gioco nel mercato a tutti i contraffattori in tutto il mondo.

La filiera produttiva del latte che è l’alimento/elemento fondamentale per produrre i formaggi deve essere riorganizzata ed efficiente.

 

31 Dicembre brutto giorno per i formaggi e pasta italiana

 

Agli allevatori deve essere garantito un giusto prezzo e lo snellimento delle pratiche burocratiche.

Ed è appena stato celebrato il World Pasta Day in tutto il mondo e anche per questo simbolo italiano scadrà il 31 Dicembre l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine del grano utilizzato.

Nel 2020 la vendita delle moltissime varietà di pasta italiana è aumentata del 30 %. L’obbligo della indicazione in etichetta della origine del grano era scattato il 14 Febbraio 2018.

Per la pasta secca deve essere indicato il nome della nazione nella quale il grano è coltivato e macinato o se proviene da altri paesi.

31 Dicembre brutto giorno per i formaggi e pasta italiana

 

Questa misura ha incrementato fortemente gli acquisti di pasta secca italiana.

La decadenza del decreto scatenerà una ulteriore tempesta che si aggiunge al costante rincaro dei costi di produzione.

I cambiamenti climatici hanno dimezzato le produzioni determinando un rialzo delle quotazioni del grano.

Sono aumentati i costi dei noleggi dei trasporti e la produzione interna non è da anni sufficiente per coprire il fabbisogno.

Viene importato circa il 40 % del grano occorrente, soprattutto la qualità Manitoba coltivata in Canada che il grande Pellegrino Artusi definiva “farina d’Ungheria”.

E questo nonostante nella ex colonia british è consentito l’uso del velenoso glifosato nella fase del pre raccolto.

È quindi  assolutamente necessario aiutare i coltivatori con incentivi per acquistare mezzi agricoli, concimi, sementi e contenere il prezzo del gasolio agricolo.

L’Italia è il secondo paese produttore mondiale di grani e purtroppo anche il principale importatore.

Le grandi industrie pastaie preferiscono speculare nel mercato internazionale invece che garantirsi la produzione fare scorte con grani nazionali.

Purtroppo negli ultimi 5 anni si sono persi in Italia 75000 ettari di terreno coltivati a grani duri.

Quindi è sempre più stringente e attuale una radicale ristrutturazione della filiera.

Governo del drago e della corte dei miracolati,  ministeri polverosi e ingessati, burocrati in letargo è ora di svegliarsi!

Umberto Faedi 


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Redazione

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