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Gianpietro Comolli ha fatto la lista della spesa per il mercato del vino italiano

Cosa sta succedendo nel mondo del vino?
“Urge affrontare un piano nazionale unico, forte, collettivo delle bollicine italiane: un sostegno pubblico forte e un impegno privato forte al di là dei giusti campanilismi.

Un grande successo e un grande futuro si costruisce soprattutto se un brand, un marchio, un vino, una denominazione è forte nel paese di origine.

Sull’export?
Bene l’export, ma non si può vivere di solo export.
Occorre riorganizzare eventi pubblico-privato in Italia a sostegno dei vini  in generale.

Cosa mi dici del consumo in Italia?

Va sostenuta la conoscenza e la cultura-civiltà del bere “giusto e con misura” del consumatore finale italiano con informazione, formazione e consigli perché spesso succede ancora che dietro al banco di mescita o fra i tavoli di molti ristoranti, agriturismi, ecc….. non sempre ci siano addetti preparati, in grado di spiegare le differenze fra una bolla e l’altra, e sapere realmente cosa chiede il consumatore.

Che sostegno per i produttori?
Bene l’OCM vini per l’export che ha dato una forte mano, ma  c’è bisogno subito e in primis  di  una OCM-VINO italiana in Italia.

Cosa si può fare per i mercati internazionali?

Secondo i più qualificati osservatori economici-statistici del vino, compreso Ovse-Ceves italiano, sono previsti ulteriori incrementi di consumo nei prossimi 4-5 anni pari a 400 milioni di bottiglie mondiali.
Una domanda molto attiva.
L’Italia deve saper  intercettare questi consumi, deve attrezzarsi per arrivare in nuovi mercati (circa 50-60 mancano  nell’elenco delle destinazioni già raggiunte) e deve saper governare nuovi mercati, deve conoscere come trattare questa nuova domanda, domande diverse da un paese all’altro per cultura.

Cosa si può fare a sostegno del made in Italy?

Solo un forte piano unitario e unico può consolidare il trend positivo verso il made in Italy ( che deve apparire compatto), ma soprattutto può esaltare e valorizzare, e alzare l’asticella del valore e della notorietà per  i 40 vitigni bio-diversi che caratterizzano le etichette italiane da tutto il resto del mondo.

Un piano che si può realizzare, subito, solo con una presa d’atto e un intervento economico  diretto dei ministeri dell’agricoltura,  dello sviluppo economico nazionale per il mercato interno e aggregando le forze del ministero commercio estero con Ice e Ambasciate all’estero.

Fazioni e frazionamenti non aiutano, campanilismo e Aventino come doppioni continui di piccoli e marginali eventi, anzi penalizzano, basta analizzare correttamente la staticità o recessione delle vendite e consumi di bottiglie nel mondo e in Italia di vini tranquilli italiani, a fronte di una forte ripresa dei cugini francesi dopo 3 anni di crisi enorme.
In Italia occorre più formazione-informazione al consumatore e agli addetti alla mescita”


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