
(Adnkronos) – “Ho visto un ragazzo dove voi avete bisogno di vedere soltanto un musulmano. Abdul non ha agito per ‘troppo Islam’. Dell’Islam non aveva quasi nulla: aveva rabbia, solitudine e un’identità consegnata a chi sapeva trasformarle in violenza”. Così Vincenzo Fullone, attivista italiano e membro della Freedom Flotilla Coalition, parla di Abdul Ballout, il 21enne cittadino tedesco di origine libanese, presunto autore dell’attacco compiuto lo scorso 25 luglio durante il Pride di Berlino, morto giorno successivo durante un’operazione delle forze speciali di polizia.
In una storia su Instagram, Fullone di lui dice: “È cresciuto in una Germania che criminalizza perfino un’anguria, sostiene chi massacra il popolo della sua famiglia e poi pretende di non avere nulla a che fare con il rancore che produce”. Questo, puntualizza, “non lo assolve”, ma “avrei voluto che, al posto dell’Isis – ammesso che lo abbia davvero incontrato – avesse incontrato una cultura meno classista e meno fondata sulla supremazia bianca come criterio di appartenenza, credibilità e valore umano”. Anche perché “smonta la favola del fanatico venuto da fuori: Abdul era tedesco, e anche la sua rabbia parlava tedesco. Voi vedete l’attentatore. lo guardo anche la fabbrica”, conclude aggiungendo un post scriptum: “Adesso lo chiamano finalmente ‘libanese’. Probabilmente perché, da vivo, non sono mai riusciti a farlo sentire tedesco”.
Nelle sue stories, infine, Fullone pubblica lo screenshot di un post rimosso. Si tratterebbe di un messaggio pubblicato precedentemente, nel quale l’attivista, riferendosi ad Abdul Ballout, scriveva: “Avevi negli occhi il peso di un mondo troppo grande per la tua età. Avrei voluto che, almeno una volta, qualcuno ti avesse guardato con abbastanza amore da convincerti che valesse la pena restare. Che tu possa trovare la pace che qui non hai trovato. Riposa in pace habibi’. Sulla foto dello screenshot appare una scritta in rosso: ‘La vostra fantastica libertà di parola’.
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