Curiosità

I falsari sono sempre all’opera

I contraffattori sono sempre dietro a studiare come fare grandi profitti truffando i consumatori.

Questa pratica non è diffusa solo in molte nazioni estere, pure in Italia ci sono gruppi dediti alla contraffazione dei nostri vini e degli umici prodotti alimentari.

Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Asti ha scoperto una società con sede fittizia in Svizzera.

Nel territorio tra Nizza Monferrato e Canelli una struttura adibita a laboratorio e cantina era dedicata alla falsificazione di pregiati vini italiani.

Oltre a questo reato la società di commercio all’ingrosso fondata da due italiani dovrà rispondere di evasione dell’IVA per 1,5 milioni di euro e 1 milione di imposte non versate.

Frode e falso in commercio internazionale, riciclaggio e autoriciclaggio sono altri reati contestati alla congrega truffaldina.

Sono 5 le misure di arresti domiciliari e 9 le persone denunciate.

Una vera e propria concorrenza sleale attuata imbottigliando modesto Barbera e spacciandolo per Sassicaia, Tignanello, Amarone, Ripasso, Masseto, Sito Moresco e Ornellaia.

Bottiglie proposte e vendute a prezzi notevolmente inferiori rispetto ai listini delle cantine oneste.

Un danno notevole per le aziende e per chi ha acquistato le bottiglie taroccate pensando di fare un buon affare.

Ma purtroppo non è l’unico caso.

In Puglia l’operazione “Ghost Wine” o Vino Fantasma ha portato dal 2019 ad oggi al sequestro penale seguito a quello amministrativo di 10 milioni di litri di prodotto vinoso.

Tre società commerciavano un liquido di bassissimo costo spacciandolo per vino bio, DOC e IGT.

Perquisizioni dei carabinieri del NOE e della Guardia di finanza in Lombardia zona Oltrepo Pavese, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino hanno portato alla luce un’altra contraffazione.

Tipologie tipiche dell’Oltrepo Pavese venivano sofisticate in una grande cantina sociale.

Rilevato un consistente ammanco di cantina tra quantità fisica di vino presente nelle cisterne e la quantità commerciale riportata nei registri.

L’ammanco rilevato ammonta a 1,2 milioni di litri con possibilità di vendita determinando per la gang un introito di svariati milioni di euro.

Anche in questo scellerato caso vini di qualità decisamente inferiore venivano venduti come DOC, IGT e bio.

Venivano aggiunti aromi vietati nella produzione vinicola allo scopo di falsare le sensazioni olfattive e al palato.

Lo scopo di imitare sapori e profumi dei vini tipici dell’Oltrepo veniva così raggiunto.

L’utilizzo e l’emissione di fatture false serviva a giustificare quantitativi di vini etichettati con denominazioni pregiate.

28 le persone coinvolte a vario titolo nel progetto truffaldino. 

Umberto Faedi  


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Redazione

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