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	<title>Novi Ligure &#8211; EgNews OlioVinoPeperoncino &#8211; gastronomia, vino, cucina, champagne, viaggi e turismo produttori agricoli</title>
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	<description>Giornale eno-gastonomico e turismo, viaggi, fiere Turismo, vino</description>
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		<title>Ben tornata a Novi, Pernigotti</title>
		<link>https://www.egnews.it/ben-tornata-a-novi-pernigotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maura Sacher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 21:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[#Pernigotti1860]]></category>
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					<description><![CDATA[È notizia di oggi, per bocca dello stesso Ministro del Mise che rimane a Novi la produzione della Pernigotti e non ci sarà nessun esubero, a soluzione di una vertenza che minacciava la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure per una reindustrializzazione in Turchia. Infatti, i proprietari sono i fratelli turchi Toksoz, una multinazionale dall’ampia &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È notizia di oggi, per bocca dello stesso Ministro del Mise che rimane a Novi la produzione della Pernigotti e non ci sarà nessun esubero, a soluzione di una vertenza che minacciava la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure per una reindustrializzazione in Turchia.</p>
<p>Infatti, i proprietari sono i fratelli turchi Toksoz, una multinazionale dall’ampia gamma di interessi investiti in Europa, che nel 2013 avevano acquisito la Pernigotti (azienda dolciaria iniziata a Novi Ligure nel 1860), non intendevano cedere ad alcuna trattativa, nemmeno alle proposte di altre aziende dolciarie di assorbire il marchio, pur di far restare Pernigotti italiana.</p>
<p>“Accordo storico&#8221; lo definisce il Mise, raggiunto in tempi record, ed in effetti arrivare ad un’intesa intorno ad una crisi industriale in poco meno di un anno è un gran risultato per tutti, per i lavoratori specialmente e per l’Italia.</p>
<p>Secondo quanto prevede l’accordo, per Pernigotti scendono in campo due nuovi investitori: la cooperativa torinese Spes, che rileverà il ramo d&#8217;azienda che produce il cioccolato e il torrone, e l&#8217;imprenditore Giordano Emendatori che rileverà, invece, il ramo relativo ai preparati per i gelati.</p>
<p>Sara Palazzoli, segretaria nazionale Flai Cgil spiega che l&#8217;obiettivo è di costituire una newco, un soggetto aziendale unico per gestire la produzione. Il contratto definitivo dovrà essere sottoscritto entro il 30 settembre per garantire la reindustrializzazione del sito.<br />
Ora la tappa successiva è quella di “entrare nel merito del Piano Industriale per conoscere i dettagli che riguardano la produzione e l&#8217;assetto occupazionale”.</p>
<p>&#8220;A settembre si tornerà al Ministero per una valutazione complessiva, anche tenendo conto di quanto noi sosteniamo da tempo, e che oggi è stato ribadito anche dal ministro Di Maio, cioè l&#8217;importanza dei lavoratori Pernigotti che rappresentano una eccellenza di professionalità e competenze che non si può disperdere. Oggi intanto &#8211; conclude Palazzoli &#8211; è stato raggiunto l&#8217;obiettivo di avere due aziende importanti che hanno dichiarato di voler produrre a Novi Ligure.</p>
<p>Pernigotti S.p.A., dunque, resterà titolare del marchio &#8216;Pernigotti 1860&#8217;, continuando la distribuzione e commercializzazione di cioccolato, praline, torrone e creme spalmabili&#8221;, e una nota dell&#8217;azienda ricorda che dal 23 luglio scorso ha già ripreso la produzione per la campagna commerciale del Natale 2019, richiamando al lavoro 110 lavoratori, tra dipendenti in Cassa Integrazione e somministrati.</p>
<p>Maura Sacher</p>
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		<title>Fulmine a ciel sereno sulla Pernigotti e pure sull’Italia</title>
		<link>https://www.egnews.it/fulmine-a-ciel-sereno-sulla-pernigotti-e-pure-sullitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maura Sacher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 17:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[#Pernigotti1860]]></category>
		<category><![CDATA[Gianduiotti]]></category>
		<category><![CDATA[Novi Ligure]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[Pernigotti, il nome più dolce della nostra vita, dopo la parola mamma, quello che non significava solo “un” cioccolatino ma “il” cioccolatino, il Gianduiotto, e poi anche il Cremino o il Torrone morbido, sta rischiando di sparire dall’Italia, dando un duro colpo a centinaia di famiglie e all’economia dell’intero territorio alessandrino. Come al solito, quando &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pernigotti, il nome più dolce della nostra vita, dopo la parola mamma, quello che non significava solo “un” cioccolatino ma “il” cioccolatino, il Gianduiotto, e poi anche il Cremino o il Torrone morbido, sta rischiando di sparire dall’Italia, dando un duro colpo a centinaia di famiglie e all’economia dell’intero territorio alessandrino.</p>
<p>Come al solito, quando un’azienda italiana viene ceduta ad una proprietà straniera, la nuova gestione prima o poi entra in crisi e, giustificata dalle perdite di fatturato, dalla sera alla mattina decide di sbarazzarsi dello stabilimento sul nostro suolo nazionale, mandando a casa i lavoratori, senza un benché minimo rimorso. L’elenco è lunghissimo e doloroso. Vige la dura legge del mercato. E sempre ci si chiede come mai. Non ci si può abituare a vedere marchi del made in Italy sparire all’estero, vuoi per la delocalizzazione di fasi del processo produttivo vuoi per assorbimento sotto altri marchi, stranieri europei ma anche extra comunitari.</p>
<p>È la Pernigotti oggi il caso alla ribalta dell’opinione pubblica, la storica industria dolciaria nata nel 1860 a Novi Ligure, in Piemonte, provincia di Alessandria, dove ha finora mantenuto la sede e gli stabilimenti. <a href="https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-CIOCCOLATE.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-20910 alignright" src="https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-CIOCCOLATE-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" srcset="https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-CIOCCOLATE-300x123.jpg 300w, https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-CIOCCOLATE.jpg 624w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Per cinque generazioni in mano alla famiglia Pernigotti, finché nel 1995 Stefano perde in un incidente entrambi i figli e, senza eredi, cede la società ad Averna, la famiglia siciliana dell’amaro, che nel 2013 a sua volta la vende alla holding turca Toksöz.<br />
Il gruppo familiare turco Toksöz, partito nel 1972 come farmacia, in pochi anni è diventato una solida multinazionale, con interessi in molti comparti, dal farmaceutico all’alimentare e vinicolo.</p>
<p><a href="https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-SEDE-SOCIALE-E-STABILIMENTO.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20909 alignleft" src="https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-SEDE-SOCIALE-E-STABILIMENTO-300x199.jpg" alt="" width="277" height="184" srcset="https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-SEDE-SOCIALE-E-STABILIMENTO.jpg 300w, https://www.egnews.it/wp-content/uploads/2018/11/PERNIGOTTI-SEDE-SOCIALE-E-STABILIMENTO-765x510.jpg 765w" sizes="auto, (max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a>Alla base della decisione di Toksöz di chiudere la fabbrica di Novi Ligure, secondo le informazioni filtrate all’ultimo ci sarebbero i risultati negativi dell’azienda, che negli ultimi 5 anni – cioè fin dal momento dell’acquisizione – ha perso circa 50 milioni di euro di fatturato, mentre dai lavoratori scesi in piazza per protesta è trapelata una criticità della situazione già sotto la gestione Averna, causa errori di valutazione negli investimenti, non ponderati con lungimiranza o forse anche per insufficienti sostegni finanziari.<br />
«Ci sono stati sì investimenti nel marketing e nel settore pubblicitario, ma non sul fronte produttivo. Lo stabilimento di Novi è stato “dimenticato” &#8211; denunciano i sindacati &#8211; senza effettuare alcun ammodernamento degli impianti». E così con i turchi nulla o poco è cambiato, nonostante le ambiziose premesse di rilanciare le potenzialità del marchio Pernigotti a competere con le grandi multinazionali del settore, una scommessa di facciata visto che nulla di utile è scaturito.</p>
<p>Questa è la situazione che allarma ancor di più, con l’abbandono dello stabilimento di Novi Ligure e la liquidazione di oltre un centinaio di lavoratori: i proprietari hanno manifestato l’intenzione di mantenere in Italia soltanto la rete marketing per le vendite, spostando la produzione totalmente in Turchia, mantenendo però il marchio Pernigotti, che sarebbe diventato turco.<br />
Tuttavia, grazie ad una pronta mobilitazione, l’interessamento per le sorti dei lavoratori e dello stabilimento Pernigotti è arrivato al MISE e la questione è in calendario per il giorno 15 novembre prossimo.<br />
Nel frattempo, Toksöz sembra fare un passo indietro, con una nota in cui si legge: «in riferimento alle notizie pubblicate sulla società a seguito dell’annuncio della chiusura delle sole attività dello stabilimento di Novi Ligure, è intenzione dell’azienda dare corso all’esternalizzazione delle proprie attività produttive unicamente presso il territorio nazionale».<br />
In pratica, la società ora intende individuare dei partner industriali in Italia, a cui affidare la produzione, delocalizzando comunque fuori di Novi Ligure.</p>
<p>Qualcuno ritiene che se almeno i Gianduiotti fossero stati registrati come indicazione geografica protetta, e non solo tra i prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) piemontesi, oggi la situazione forse sarebbe diversa, in quanto le registrazioni DOP e IGP vincolano rigidamente la produzione all’area indicata nel disciplinare.</p>
<p>Non resta che aspettare il tavolo di crisi del prossimo 15 novembre presso il Ministero, confidando nell’unità degli intenti delle forze di governo.</p>
<p>Maura Sacher</p>
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