Spiedo in Villa Franciacorta dalla famiglia Bianchi

Spiedo in Villa Franciacorta dalla famiglia Bianchi

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L’emozione del Natale è tutta qui: Villa Franciacorta. La consueta cena degli auguri – Spiedo in Villa – che le famiglie Bianchi e Pizziol organizzano ogni anno per il saluto Natalizio, si svolge in luogo di grande emozione qual’é l’antico borgo Villa.

Qui la pace e il silenzio sono quasi surreali, si è come avvolti da un aurea di regale magia. Un fastoso banchetto celebra la tradizione culinaria bresciana, quella stessa tradizione che la famiglia Bianchi ha, sin dal 1960, nella produzione del loro Metodo Franciacorta.

Da un paesaggio che questa sera appare fiabesco, complice anche un cielo stellato, si scorge la collina Madonna della Rosa.

Da qui si accede direttamente alle loro cantine, anch’esse monumento alla tradizione, dalle quali è possibile compiere un viaggio virtuale, a ritroso nel tempo, per ripercorre le diverse epoche di costruzione.

Si scoprono botti moderne in acciaio inox, alternate a grandi botti e piccoli carati in legno pregiato per l’affinamento dei loro grandi Cru.

Nelle gallerie scavate nel sottosuolo oggi riposano 900.000 bottiglie; il tempo, il silenzio, il fresco e l’oscurità sono da sempre ingredienti essenziali della ricetta che ha permesso di ottenere la grande qualità di casa Villa.

La cena ha regalato agli invitati il bottino di caccia del patriarca Alessandro Bianchi: 600 prese – per il bresciano la presa è il pezzetto di spiedo – e 118 tordi.

Cacciagione cucinata con il metodo dello Spiedo, una vera e propria arte che richiede tempo, cura e dedizione. Alla preparazione Emilio Zanola della “Trattoria Castello di Serle”, uno dei migliori interpreti di questo piatto.
Si comincia con una minestrina di brodo di carne con bocconcini di pollo per placare il freddo e corroborare il corpo, mentre sorseggio ancora il calice di Villa Diamant Pas Dose’ 2011.

Audace e sensuale, senza dosaggio zuccherino, è la massima espressione del terroir unico da cui proviene.
Ecco allora lo spiedo: differenti tagli di carne di maiale, spennellati durante la cottura con grasso che permetta di cuocerla senza bruciarla, ha una preparazione di circa sei ore e altre sette ore di cottura.

Tordi e polenta si sposano egregiamente con Villa Franciacorta Rosè 2009; tutte le bottiglie servite sono in formato magnum, ne godremo giusto questa sera essendo ormai storiche e non più in commercio.

Il Gradoni 2012 è il taglio bordolese con un 35% di Merlot e il restante Cabernet Franc e Sauvignon. Diciotto mesi di botti di rovere e diciotto mesi di affinamento in bottiglia, raccontano di un territorio che non parla solo il linguaggio del Metodo Classico.

Zona anche “rossista”, il Curtefranca Doc, nel 2008, ha sostituito la denominazione Franciacorta Rosso, sicuramente più evocativa di luoghi adatti, per conformazione dei terreni, a grandi vini rossi.
È proprio nel vigneto alle spalle della cantina denominato “Gradoni”, che il terreno presenta origini marine molto particolari.

Dagli studiosi è stato definito “selcifero lombardo” un tipo di suolo costituito da stratificazioni di calcari marnosi, argille e da selci rossastre.

Caratteristiche che ritroviamo in questo calice ricco di complessità e struttura che mantiene la freschezza e la finezza dei tagli bordolesi più interessanti.
Non poteva mancare il panettone con crema di zabaione: preparato da una delle migliori pasticcerie, il Dolce Angolo di Rezzato, da gustare con una coppa di Briolette Rosè Demi Sec.
Villa Franciacorta, via Villa, 12, Monticelli Brusati
Giovanna Romeo

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