L’amore per il Vino Italiano si muove tra i dazi di Trump

L’amore per il Vino Italiano si muove tra i dazi di Trump

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Ormai sono in vigore da un mese abbondante, ma i dazi di Trump non sembrano scalfire l’amore degli americani per le delizie enogastronomiche del bel paese. A dire il vero però per le dinamiche commerciali, gli effetti veri e propri di tali provvedimenti economici potranno misurarsi solamente tra qualche tempo.

 Per ora i numeri sembrano ancora sostenere la produzione italiana e il suo export sul mercato USA, che raggiungendo i 3,9 miliardi di dollari segna una crescita del 5,9% nei primi 9 mesi del 2019. La pressione maggiore dei dazi si esercita prevalentemente sul comparto di formaggi e liquori, tralasciando per il momento quello del vino, che con 1,4 miliardi di dollari rimane senza dubbio la fetta più importante, anche se registra una contrazione dell’1,8% sullo stesso periodo rispetto al 2018 (dato Ice).

Proprio i dazi però potrebbero indirettamente aiutare l’export del vino italiano nella performance dell’ultimo trimestre dell’anno. Infatti in quello che, causa festività e regali, è solitamente il periodo in cui si sviluppa la mole più consistente degli acquisti di valore, il peso dei dazi sulle produzioni francesi e spagnole toccate dalla mano di Trump, potrebbe spingere le intenzioni d’acquisto verso la produzione Italiana.

Al di la di questi aspetti comunque, è una ricerca di Wine Spectator condotta tra i suoi lettori a rivelare l’attaccamento dei wine lovers americani al vino tricolore, evidenziando come quest’ultimo sia quello consumato più frequentemente. Presentando il lavoro a Wine2Wine Bruce Anderson, responsabile dei panel di degustazione della rivista per quanto riguarda Piemonte e Toscana, ha evidenziato come la grande varietà dell’offerta, associata al rapporto qualità prezzo, siano le leve principali che fanno presa sui consumatori d’oltreoceano.

Per il 61% degli Under 30 il vino italiano è in cima alle preferenze e motiva una spesa anche superiore ai 50 dollari a bottiglia, con il Barolo che risulta essere il vino prediletto per il 24% di loro. Per il 48% degli over 50 invece, è il Brunello di Montalcino ad essere in testa al gradimento enoico. La fotografia del consumo Americano tracciata dall’indagine ha messo in evidenza tante altre tendenze e particolarità.

Ad esempio come per il 96% delle donne il vino sia la bevanda preferita e come tra queste, il 46% dichiari di spendere per una bottiglia tra i 26 e i 50 dollari, con preferenza agli spumanti e ai vini bianchi, scelti con attenzione rispetto al vitigno. Tra gli uomini invece ad influenzare la scelta sembra essere più che altro l’importanza dell’Azienda il fattore determinante.

Chiaramente però il cluster del sondaggio non rappresenta il consumatore medio, in quanto il lettore medio di Wine Spectator appartiene ad un pubblico di appassionati per cui il vino è qualcosa di più di un prodotto di consumo, che attiene più alla sfera dei piaceri e del lusso e in cui si ricercano contenuti diversi.

 Certamente un altro approccio da quello di chi inquadra il vino semplicemente come una bevanda con cui accompagnare il pasto quotidiano. Per questo motivo, la ricerca si rivela particolarmente interessante soprattutto per quei produttori che vendono vini di alta qualità oltreoceano.

Il dato forse più interessante e sul quale bisogna lavorare maggiormente, è quello che individua con il 59% l’Italia come il paese produttore più scelto dai partecipanti al sondaggio e che, precede la Francia anche per gli aspetti della varietà (74%), e della qualità prezzo (67%), ottimi incentivi per lavorare al meglio o per sedersi sugli allori. Una questione di mentalità, certamente le opportunità per crescere non mancano.

Bruno Fulco

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