Bologna e il resto del mondo

Il Regno Unito senza polli e carburanti

Un adagio recita “hai voluto la bicicletta ora impara a pedalare”.

E quello che sta succedendo da Agosto nel regno ancora unito rispecchia questo proverbio.

Due terzi dei distributori sono chiusi per mancanza di carburanti e si evidenziano carenze di alimenti e soprattutto di polli nei punti vendita e nei fast food.

Il pollo fritto è per gli anglosassoni quello che per gli Italiani è la pasta.

Le più importanti catene di ristorazione veloce hanno annunciato la chiusura imminente di tantissimi locali: non ci sono polli e manca il personale.

I polli e i tacchini sono alimenti assai presenti sulle tavole delle case british e nelle migliaia di fast food ubicati sul suolo britannico.

E non solo: mancano gli autisti che trasportano merci e carburanti ma pure gli addetti alla lavorazione della carne e degli alimenti. Mancano 2000.000 autisti di camion e le associazioni degli autotrasportatori accusano l’esecutivo di inerzia e chiedono permessi speciali validi per molti mesi.

I problemi derivanti dalla carenza di manodopera potrebbero protrarsi per due anni secondo le stime della CBI – Confederation of British Industries. Queste mansioni sono svolte principalmente da stranieri, soprattutto provenienti dall’Europa e in particolare dall’Est.

Moltissimi a causa della Brexit sono tornati nei loro paesi di origine e non hanno fatto ritorno a causa degli accordi entrati in vigore quest’anno. Si stima che 1.300.000 lavoratori abbiamo lasciato scoperte mansioni in tutti i settori compreso quello della ristorazione.

Inoltre il covid ha condizionato le industrie tra il lockdown e le quarantene che si sono succedute. Le aziende hanno avuto enormi difficoltà a gestire il personale e adesso non si  trovano lavoratori.

Il regno ancora unito ha fondato per secoli la sua economia sullo sfruttamento delle colonie e i lavoratori stranieri. Ora non è più un modello sostenibile soprattutto dopo Brexit e covid.

La crisi dei polli sembra destinata a durare nel tempo. Moltissimi allevatori hanno annunciato drastiche riduzioni della produzione annuale e della produzione natalizia. Tantissimi sudditi di Elisabetta Seconda non potranno mettere in tavola il tradizionale tacchino ripieno.

Il governo del paffuto Borios Johnson varerà un decreto per concedere visti di lavoro temporanei a lavoratori stranieri ma questa soluzione temporanea non risolve il problema.

La gravità e la complessità della situazione viene descritta dal direttore della British Poultry Council’s la associazione che rappresenta l’industria del pollame. La sicurezza alimentare nel regno ancora unito dovrà fare i conti con l’inflazione alimentare e fare affidamento sul cibo importato.

Ciò porterà ad un sistema alimentare su due livelli nei quali il cibo britannico di alta qualità sarà fuori dalla portata di moltissimi consumatori.

Già adesso l’aumento delle bollette energetiche sta portando ad un aumento dei costi almeno del 5 %. I prezzi aumentati nei supermercati sono dovuti anche al rincaro della Co2 necessaria per refrigerare i magazzini.

Anche se continuando così l’andazzo fra qualche mese nel regno ancora unito non ci saranno più merci da immagazzinare.

Umberto Faedi


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