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Il grande freddo dei vini rossi italiani

Il grande freddo dei vini rossi italiani: tra accanimento normativo, ristorazione in crisi e nuove vie d'acquisto

Il grande freddo dei vini rossi italiani: tra accanimento normativo, ristorazione in crisi e nuove vie d’acquisto

Il bicchiere del vignaiolo

Il mondo del vino italiano, in particolare quello dei grandi rossi, sta attraversando una delle crisi strutturali più complesse degli ultimi decenni. Non si tratta solo di una flessione passeggera dei consumi, ma di una tempesta perfetta in cui si incrociano fake news salutistiche, un codice della strada punitivo oltre ogni ragionevolezza, il crollo dei consumi al ristorante e un canale di vendita tradizionale che rischia di tagliare fuori gli appassionati.

Se i consumi cambiano, devono cambiare anche le strategie per intercettare chi il vino lo vuole ancora bere, ma a condizioni diverse.

La morsa della “cattiva informazione” e la tolleranza zero

Il primo fronte di crisi è culturale e mediatico. Da mesi assistiamo a una campagna di comunicazione istituzionale, spesso pilotata da organi sanitari internazionali, che tende a demonizzare il vino tout court, equiparandolo ai superalcolici o, peggio, a sostanze cancerogene tout court, senza alcuna distinzione tra abuso e consumo consapevole.

A questa narrazione si aggancia un sistema sanzionatorio stradale che ha superato il confine della prevenzione per entrare in quello della punizione pura.

I numeri parlano chiaro: trovarsi oggi a un controllo con un tasso alcolemico di 0,6 g/l (appena sopra il limite legale di 0,5, una soglia facilmente raggiungibile anche solo con un paio di calici durante una cena) significa andare incontro a una sanzione amministrativa che supera i 700 euro. Un accanimento che spaventa il consumatore e che sta distruggendo la cultura del convivio.

Il deserto nei ristoranti: non si beve più (nemmeno il bianco)

piatti della tradizione ladina con un tocco di creatività e fantasia
piatti della tradizione ladina con un tocco di creatività e fantasia

Gli effetti di questa paura si riverberano direttamente sui bilanci della ristorazione. Il calo non risparmia nessuno: se i rossi soffrono maggiormente per una questione di gradazione e percepita “pesantezza”, la realtà dei fatti è che nei ristoranti ormai non si ordinano più nemmeno i bianchi.

I tavoli aziendali, le cene tra amici e persino le coppie preferiscono l’acqua gassata o, al massimo, un singolo calice. La paura del posto di blocco e i ricarichi spesso eccessivi della ristorazione hanno reso l’atto di ordinare una bottiglia un lusso non solo economico, ma anche di “sicurezza personale”.

Il paradosso del consumo femminile All’interno di questo scenario emerge un dato sociologico curioso: i vini rossi morbidi e complessi piacciono molto alle donne. Tuttavia, spesso per una sorta di ingiustificato pudore sociale o per la gestione logistica della serata, le consumatrici tendono a non ordinare una bottiglia intera quando sono al ristorante, privando il mercato di una fetta di consumi potenziale enorme.

Enoteche ed E-commerce alle stelle: dove si compra il vino?

Se il consumo si sposta inevitabilmente tra le mura domestiche, si apre il problema di come il cittadino possa approvvigionarsi. Le enoteche fisiche, gravate da costi di gestione fissi e affitti, sono diventate boutique per pochi, applicando prezzi spesso proibitivi per una bottiglia quotidiana.

Chi pensava che l’e-commerce potesse essere la salvezza è rimasto deluso: tra costi di spedizione, commissioni delle piattaforme e margini dei distributori digitali, i prezzi online non sono da meno rispetto al canale fisico.

Tiene bene, invece, il modello della cantina aperta al pubblico: il consumatore va alla fonte, salta i passaggi e compra a buon prezzo. Ma c’è un limite geografico evidente. Si tratta di un movimento “limitrofo”, di prossimità. Se un appassionato del Nord Italia ama un vino della Sicilia (o viceversa), non può mettersi in auto ogni volta: è costretto a ricadere nella rete costosa delle enoteche o dei portali web.

Il collo di bottiglia del trade: agenti e grossisti all’ultima spiaggia

Se le cantine faticano a svuotare le vasche, c’è chi la crisi la sta scontando in prima linea, sulla strada e nei bilanci trimestrali. Parliamo dei rappresentanti, delle agenzie di commercio e dei grossisti, l’anello di congiunzione tra produzione e Ho.Re.Ca.

I dati raccolti sul campo da gennaio a oggi delineano uno scenario drammatico: per il comparto dei rossi fermi si registra un crollo del fatturato che supera il 40%.

Il posizionamento intermedio dei rossi (la fascia tra i 6 e i 12 euro all’ingrosso) è letteralmente paralizzato. Enoteche e ristoranti riducono gli assortimenti all’osso, preferendo referenze bianche, spumanti o, nei casi peggiori, bloccando del tutto i riordini delle vecchie annate di rosso.

A peggiorare la situazione si aggiunge una vera e propria beffa finanziaria: per tentare di arginare le perdite, la forza vendita ha dovuto aumentare gli investimenti diretti.

Cercare nuovi clienti, mappare territori alternativi e diversificare il portfolio verso la spumantistica o i bianchi emergenti ha generato un incremento dei costi di gestione e di trasferta (carburante, logistica, campionature) stimato attorno al 15-20%.

I distributori si trovano così schiacciati in una morsa letale: da un lato provvigioni e margini quasi dimezzati dall’assenza di volumi sui rossi, dall’altro spese vive in aumento per rincorrere un mercato che ha cambiato pelle in tempi record. La selezione naturale non risparmierà la filiera commerciale.

La svolta: le cordate e i gruppi d’acquisto privati

In questo scenario, quali sono le nuove strategie di vendita da implementare? Una delle risposte più interessanti arriva dal basso: i gruppi d’acquisto privati in cordata.

Privati cittadini, appassionati o colleghi di lavoro si organizzano autonomamente per fare massa critica. Contattano direttamente i produttori, superano la catena della distribuzione e acquistano interi bancali o stock di cartoni. I vantaggi sono evidenti per tutti:

  • Per il consumatore: si azzerano i ricarici della filiera, ottenendo prezzi eccellenti anche su etichette di grande pregio.

  • Per il produttore: si garantisce una vendita liquida, immediata e con un margine superiore rispetto alla vendita ai grandi distributori.

Le aziende vitivinicole, specialmente quelle focalizzate sui vini rossi, devono smettere di guardare solo ai canali tradizionali (Horeca ed enoteche) e iniziare a strutturare canali commerciali dedicati a queste “cordate” di privati, agevolando la logistica e creando listini specifici. È lì, nel salotto di casa, che si sta trasferendo la vera resistenza del vino italiano.


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Redazione

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