Tribuna

Gesti di insofferenza a tavola

A osservare bene il comportamento altrui a tavola, ma anche il proprio, non poche volte si colgono comportamenti che risaltano come “stonati”, non perfettamente consoni ai dettami della buona educazione o del bon ton, molti dei quali appartengono alla sfera della gestualità involontaria e sfuggiti alla disciplina dell’autocontrollo.

Delle mani e dei loro movimenti ho già parlato in aprile di quest’anno, ora vediamo cosa siamo capaci di fare con le gambe e con tutto il corpo.
A tavola si sta composti è la regola numero uno che ci è stata tramandata e trasmettiamo ai nostri figli. Non è che dobbiamo trasformarci in rigide marionette, ma dovrebbe risultare “normale” esercitare un controllo su movimenti e gesti in tutte le fasi del pasto.

Dimenarsi sulla seggiola è da sempre considerato comportamento sconveniente. Anche accavallare le gambe mentre si mangia non è corretto, lo dice pure la scienza medica che così si ostacola la digestione.
Se il busto è eretto, le gambe sono spontaneamente in posizione rilassata con i piedi ben poggiati per terra. Non si allungano le gambe né all’infuori né sotto il tavolo.
Al massimo è concesso spostare un piede dietro all’altro quasi incrociando le caviglie, però c’è addirittura chi abbarbica i piedi alle gambe della sedia e certo non è un bello spettacolo esibire la suola delle scarpe. Con tale gesto il linguaggio del corpo svela che costui non si sente a suo agio nel consesso.

Se nell’accomodarvi meglio, nella insofferenza della posizione, avete dato un calcio a qualcosa di duro, non guardate sotto la tovaglia per sincerarvi chi avete colpito, la gamba del tavolo o l’arto del dirimpettaio oppure del vicino, scusatevi rapidamente senza confezionare una farsa. La prossima volta starete composti come si deve.

Siete seduti in ristorante e nessun cameriere si avvicina, che fate? Vi agitate sventolando la mano per richiamare l’attenzione di qualcuno? schioccate le dita? urlate “cameriereee”? Non si può fare. Non siete invisibili, loro sanno che esistete, vi danno solo il tempo di sistemarvi per bene, scambiarvi le prime chiacchiere, godere dell’atmosfera dell’ambiente, e arriveranno.

Ecco che, dopo l’ordinazione o tra una pietanza e l’altra, vi trovate in attesa di essere serviti: vi rendete conto di stare tambureggiando con le dita sulla tovaglia in gesto impaziente? Buttatevi nella conversazione piuttosto! Lasciate in pace le posate, perché le sistemate di continuo? E perché giocate con la mollica del pane facendone palline? Non è creanza!

Abbiate pazienza, ci si raduna intorno alla tavola non solo per saziare lo stomaco ma soprattutto per godere della compagnia immergendosi in un’atmosfera idilliaca che predisponga tutti i sensi al miglior godimento.

Maura Sacher
m.sacher@egnews.it


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