
Qualcosa sembra muoversi. Almeno a parole, dopo la missione degli inviati americani in Russia e Ucraina e dopo la lunga telefonata tra Putin e Trump. Le notizie di oggi vedono un botta e risposta e delle apparenti, la cautela è d’obbligo, aperture o almeno qualcosa che ci somiglia.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto disponibile “a fare dei compromessi” nella strada per rilanciare i negoziati con la Russia, a patto che “anche Mosca faccia delle concessioni”. E ha rilanciato il formato a tre – Ucraina, Russia e Usa – per trovare una soluzione al conflitto, forse già in autunno.
Replica più prudente dal Cremlino, che si accoda alla possibilità di colloqui tripartiti con Usa e Kiev: “Auspichiamo la ripresa” anche se, sottolineano, “non c’è una tabella di marcia”. Ma aggiunge: “Kiev sa perfettamente cosa bisogna fare e quali compromessi bisogna mostrare per raggiungere davvero una soluzione pacifica”.
Con una ipotesi, arrivata da Mosca, che non ha escluso la possibilità di riprendere i negoziati trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina ad Abu Dhabi.
Ma, sopra a tutto questo, l’assordante sottofondo di un conflitto che non si arresta, con attacchi russi nella notte su Kiev e un raid ucraino su un terminal russo per il trasporto del petrolio a Novorossiysk, bilancio: 4 morti e 29 feriti.
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